Bagatelle per un massacro

Ai primi casi di pandemia rivelati nel lodigiano, si presentò al Tg1 un infettivologo di Pavia, il professor Raffaele Bruno, il quale dichiarò di aver avuto dei buoni risultati somministrando ai pazienti un coktail di vecchi farmaci di sua produzione. Se invece della protezione civile il governo avesse indicato al Parlamento una autorità scientifica per gestire la crisi da coronavirus, questa si sarebbe immediatamente occupata delle dichiarazioni dell’infettivologo lombardo, per capire se eravamo di fronte ad un ciarlatano o ad un approccio terapeutico per salvare delle vite umane. Perché da quel momento ad oggi a sentire gli scienziati da laboratorio del governo abbiamo fronteggiato un destino cinico e baro, per il quale contratta la pandemia, che si contrae senza il più rigoroso isolamento, siamo appesi al filo della speranza che dalla terapia intensiva, non porti alla morte. L’ipotesi di una cura non ha mai sfiorati questi nostri virologhi, che attendono il vaccino, come il messia. Peccato che un vaccino universale per un ceppo virale che si modifica è come vincere un terno al lotto. Se invece la diagnosi mortale degli scienziati di Conte, fosse completamente sbagliata, ecco che le prospettive cambiano. Del resto l’ipotesi di Bruno, una semplice omonimia, non è un parente, è la stessa che muove un medico di Marsiglia contestato dalla comunità scientifica parigina che lo bolla come uno stregone. Per carità i medici cinesi lo hanno detto, gli antiinfiammatori non c’entrano niente, serve la ventilazione nei casi più gravi e l’Oms è convinta di questa tesi. Non fosse che in Taiwan dove non hanno rapporti con la Cina e manco con l’Oms, i morti sono stati sei, dico sei, e oggi gli infetti sono zero. Eppure non hanno chiuso niente, il Taiwan ha sempre lavorato e si sono limitati ad avere le mascherine ed osservare una scrupolosa distanza. È il motivo per cui Trump ce l’ha con l’Oms: perchè non hanno avvisato per tempo quanto il Taiwan predicava? Perché non hanno detto di chiudere subito i contatti con la Cina? Perché ora ci continuano a comminare una ricetta indigesta come quella della chiusura che non fecero a tempo debito? Il vicedirettore dell’Oms, è un italiano, Ranieri Guerri qualcosa del genere, che prima di essere spedito dalla Lorenzin all’Oms era il responsabile della prevenzione nazionale della Sanità, quello che allestì il piano della prevenzione regionale 2014, 2018. Come si capisce tutto si tiene.