Termoscanner e test sierologici? Una sciocchezza. Ecco perché

Scene che mai ci saremmo aspettato di vedere. Termoscanner alle stazioni ferroviarie, tamponi e test virologici ‘di massa’, app in preparazione che controlleranno ogni singolo spostamento. Una dittatura sanitaria che spaventa, che ti impone di rinunciare a tutto in nome di una paura che ci ha contagiato tutti. Alimentata da una stampa tutta allineata alla “linea liberticida” del governo giallorosso, come ha scritto Claudio Romiti sull’Opinione delle Libertà. Sì, perché a fronte di quello che Nicola Porro ha definito il più “colossale delirio autodistruttivo della storia repubblicana” c’è “il giornale unico del Coronavirus”. Tutti a celebrare uno straordinario dispiegamento di forze dell’ordine, che mai abbiamo visto così presente ed efficace per sradicare nessun fenomeno malavitoso, per scovare e punire, anche in diretta tivù, solitari passeggiatori, in riva al mare, droni ed elicotteri per allontanare bagnanti e per scoraggiare grigliate sui tetti. Quando uno dice eroi. «Una informazione al servizio di un improvvisato comitato pubblico di salvezza nazionale, a cui sono stati conferiti i pieni poteri, che non sembra ottenere i brillanti risultati promessi sul fronte sanitario e, proprio per questo, ne scarica il costo sull’intera cittadinanza, comprimendo in modo tanto irragionevole quanto sproporzionato gli inalienabili diritti costituzionali dei singoli e, piccolo dettaglio finale, portando in tal modo il Paese sull’orlo del fallimento economico e finanziario».

«Chi ha naufragato trema anche di fronte ad acque  tranquille» (Ovidio)

«Questo popolo», ha osservato Franco Bechis su Il Tempo, «non ha quasi borbottato davanti a tutto quello di cui è stato privato in queste lunghe settimane, perché ha una fifa matta del virus un po’ imposta da quel che succede, un po’ sollecitata anche dal tipo di informazione che è circolata e da quel sostanziale colpo di stato che ha compiuto in men che non si dica la creme della virologia nazionale. Ho l’impressione che siamo tutti ammalati di sindrome di Stoccolma, quella che talvolta colpisce le persone a lungo sequestrate che fanno il tifo per i loro sequestratori e talvolta se ne innamorano pure». 

Abbiamo medici, infermieri e personale sanitario a cui dobbiamo riconoscenza eterna, e poi abbiamo una narrazione scientifica più impegnata a rilasciare interviste che a studiare una cura. Narrazione frammentata, confusa, contraddittoria su tutto, dalla letalità del virus, alle mascherine, dall’utilità di misure quali il misurar la febbre allo stesso vaccino e ai test virologici. Perché, dice qualcuno, è un virus che muta. Questo vuol dire che gli anticorpi che eventualmente abbiamo sviluppato potrebbero non servire a nulla per una recidiva. E soprattutto vuol dire che è inefficace qualsiasi test sierologico o vaccino. Burioni giura da Fazio, inizi di febbraio, che in Italia il rischio è zero. Il mese dopo ci dice che non è un veggente. Ha giurato e spergiurato, Burioni, che no, questo virus è naturale, non è stato creato in laboratorio, chi lo sostiene è un complottista, è nell’evidenza empirica. Salvo poi apprendere dalla Cnn che l’Intelligence americana sta indagando su questo sospetto.

Una voce tranquillizzante e un po’ fuori dal coro è quella del professor Giulio Tarro, virologo di fama internazionale e in passato candidato anche al premio Nobel. Lo abbiamo intervistato. Il Coronavirus è pericoloso e aggressivo ma la sua letalità è di gran lunga minore a quella che ci viene raccontato. Quei dati ci gettano nel panico, soprattutto se aggiornati quotidianamente, ma l’analisi delle cartelle cliniche dell’ISS racconta una storia diversa: i morti sono molto meno. La gente è morta per altre patologie, ed è risultata positiva al Coronavirus. Ma se io butto dal decimo piano un positivo lui non è morto perché positivo, è morto perché l’ho buttato dal decimo piano. Non solo dobbiamo correggere il numero di morti, ma dobbiamo considerare che i casi probabilmente sono molto di più di quelli accertati. «Secondo uno studio dell’Università di Oxford addirittura il 60-64% dell’intera popolazione; per l’Imperial College almeno 6 milioni. Con queste stime il tasso di decessi si abbassa enormemente». Senza le misure draconiane che qualcuno propone, il virus dovrebbe arrestarsi con il caldo, è il motivo probabilmente per cui in Africa non attecchisce, per cui potremmo passare un’estate tranquilla. Poi potrebbe sparire da solo come successe per la prima Sars, potrebbe ricomparire come la Mers ma in maniera regionalizzata oppure diventare stagionale come l’aviaria. Ma serve una cura, non un vaccino.

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