«Nessuno ti sta contestando». Una nuova lettera aperta di Fusignani a Saponaro

«Caro Corrado, nel nostro rapporto epistolare ci sarà stato senz’altro qualche fraintendimento che, visto gli impegni pressanti di questo periodo non è stato possibile chiarire debitamente e subito». Il vicesegretario vicario del PRI torna così a scrivere una nuova lettera aperta al segretario Corrado De Rinaldis Saponaro che, in relazione alle posizioni espresse sul quotidiano La Stampa ha recentemente deciso di scrivere ai consiglieri nazionali per un parere.
«E allora, con tutto il rispetto per le opinioni che ognuno può liberamente esprimere, e al di là della legittimità riconosciuta al segretario di assumere posizioni quando dettate da tempi particolarmente ristretti, consentimi di ritenere che il metodo di chiedere il giudizio sulla tua lettera a La Stampa, non sia affatto opportuno, soprattutto in un momento delicato come questo.
Sono infatti convinto che così, rischieremmo di mettere in essere un modus operandi inusuale e che mal si concilia con la normale dialettica politica che invece caratterizza, da sempre, le basi di democrazia e l’agire del nostro partito.
Non fosse altro perché la rottura degli importanti equilibri raggiunti col 49° Congresso, grazie al tuo ruolo di garante di una linea politica largamente condivisa ed ancora attualissima, non è l’intenzione del sottoscritto né tantomeno quella degli amici di Ravenna.
Mia intenzione resta quella di rafforzare il ruolo del PRI, grazie al tuo lavoro che ti vede girare l’Italia per sostenere da vicino tutte le federazioni del partito, per riportarlo ad esprimere il suo contributo di valori e idee a livello nazionale: cosa che si rende ogni giorno più necessaria visto il decadimento della politica e la poca qualità della sua classe dirigente.
Proprio per questo riteniamo di non partecipare ad un’iniziativa che, nel migliore dei casi, finirebbe solo col creare ulteriori fraintendimenti quando, invece, occorre ancora muoversi sulle linee di un confronto serio che tra noi non è mai mancato e che unisca le opinioni in luogo di allontanarle, magari dividendole in fazioni come auspicano taluni residuati bellici che, non ancora consci della loro assoluta inconsistenza, trovano ragione d’essere solo nei loro sproloqui quotidiani dalle pagine social.
Anche perché sono convinto, oggi più che mai, che non serva esacerbare gli animi, acuendo contrapposizioni che atterrebbero più alle richiamate frustrazioni da social piuttosto che ad una sana dialettica di un partito attivo quale noi siamo.
Come dal nostro colloquio odierno, voglio riconfermarti anche in questa sede che in nessuna occasione abbiamo messo in discussione il tuo ruolo e le tue prerogative di segretario e, quindi, a maggior ragione non hai certo bisogno di correre ad un altro voto che te lo confermi.

Ciò detto, converrai con me che una cosa è esprimere opinioni e valutazioni che attengono all’impegno e al ruolo di ognuno di noi, altra cosa è chiedere a tutti membri del CN un’espressione di voto senza un adeguato confronto utile per un intento comune, che resta nelle tue e mie intenzioni, com’è nella consuetudine del PRI.
La tua sensibilità personale e il tuo acume politico sapranno cogliere tutti gli spunti necessari per riprendere un cammino in serenità che nessuno, almeno a queste latitudini, ha mai voluto mettere in discussione.
Diversamente ne prenderemo atto con rammarico, visto i passi in avanti compiuti in questo anno grazie al tuo impegno, personale e politico.
Un impegno che, nel rispetto del risveglio di un interesse verso l’Edera che timidamente comincia ad intravedersi qua e là nel paese, che non può prescindere dalle realtà strutturate che ancora rappresentano interlocutori importanti per istituzioni, mondo imprenditoriale e cittadini/elettori.
Come peraltro le recenti positive esperienze elettorali, con le alleanze che tu hai saggiamente costruito nell’interesse di tutto il partito, stanno a testimoniare a dispetto delle fanfare sfiatate e di tutti i fanfaroni che continuano a steccare uno spartito che non conoscono o che disconoscono in spregio alla storia del movimento repubblicano, svilita quotidianamente dalla loro pervicace disonestà intellettuale, alimentata da una patologica sorta di narcisismo autoreferenziale.
Concludendo, stante la linea uscita dal 49° Congresso e la conduzione del partito che stai portando avanti con determinazione anche col nostro fattivo contributo, elementi che continuiamo a sostenere e che non abbiamo mai messo in discussione, ti confermo che non parteciperemo ad un voto che, proprio per quanto suddetto, riteniamo inutile».