Lezione giacobina sul governo della Nazione

Alla fine del marzo del 1793, Danton davanti alla rivolta in Vandea, sbottò con la frase “Alla Francia serve un governo”. Danton non scriveva un rigo, ma vi sono più testimonianze incrociate a conferma. Di fatto chi deteneva il potere in Francia una volta caduto il re? Una bella contesa davvero, si trattava pur sempre di un impero. Il club giacobino ritiene legittimo un solo potere costituito, quello del Parlamento, la stessa Convenzione che aveva giudicato Luigi. Il potere dello Stato per i giacobini, il vero nome del club è “gli amici della Costituzione” è esclusivamente riposto nel Parlamento. Il comitato di salute pubblica, istituito il 5 aprile, non prende il nome di Governo della Repubblica, perchè chiamandosi comitato esso ricorda di essere solo uno strumento del parlamento, come lo è il comitato di sicurezza generale, o quello di sorveglianza, il tribunale rivoluzionario e ovviamente i rappresentanti in missione. Tutti questi organismi insieme sono subordinati al Parlamento, alla Convenzione nazionale, unico governo della Francia. Alcuni storici sono convinti che i comitati fossero una finzione sotto la quale si mascherasse la dittatura e citano come prova una frase di Robespierre contro gli hebertisti. Robespierre li sfida a prendere loro il posto di “governo” da lui occupato. Ecco dunque che Robespierre avrebbe riconosciuto l’esistenza di un governo distinto dalla Convenzione! Questi storici non considerano il fatto invece che Robespierre si rivolge agli hebertisti della Comune, Hebert e Chaumette non erano deputati, nella semplice veste di parlamentare e non di membro del comitato. Il governo del Parlamento non è propriamente pleonastico. In piena guerra il Parlamento è mantenuto in seduta permanente ed i suoi rappresentanti in missione alle armate, viaggiano di notte per riferirvi di giorno ed ancora nella divisa impolverata ripartono per il fronte. Baudot, Saint Just, Dubois Crancè, Prior de la Cote D’or, tutti la stessa vitaccia infame. Lo stesso per i comitati. Si bivacca alle Tuileries per essere in seduta la mattina a presentare i decreti scritti fino all’alba. I rappresentanti dei dipartimenti che non riferiscono alla Convenzione vengono richiamati, Fouchet, Carrier, Collot, e divengono sospetti. La principale crisi politica del 1794 che porterà al termidoro, avviene proprio sulla base dello scontro tra i comitati ed i rappresentanti di Nantes e di Lione e sulla spaccatura dei comitati al loro interno. Questo significa che rappresentanti e comitati sono posti sullo stesso piano, tutti svolgono le funzioni assegnate dalla Convenzione, tutti la servono, nessuno si eleva su di essa, se non moralmente. Robespierre non ha potere personale nemmeno su un solo cannoniere di tutta l’armata altrimenti almeno uno lo avrebbe mobilitato. Il potere nella Repubblica giacobina riposa sulla sola azione parlamentare, Danton chiedeva un’ altra forma, ma Robespierre non si è mai lamentato. Se questo potere incommensurabile viene sfidato dalla Comune, si abbatte la Comune, se dalla piazza, si chiudono i club, se dai deputati, si arrestano i deputati, se dai preti si trucidano i preti, se dalla Vandea, si brucia la Vandea. Se la sfida proviene financo dal comitato di salute pubblica, si epura il comitato di salute pubblica. Tra il 1793 al 1794 non c’è un singolo atto che non venga votato dalla Convenzione si tratti della riforma della scuola superiore o della morte di Danton, inclusa, ovviamente la morte di Robespierre. Singolare tirrannia quella giacobina. Quando Robespierre sarà condannato dalla Convenzione i suoi sodali lo invitano all’insurrezione popolare e lui freddo risponderà loro: in nome di chi? Solo il parlamento in Repubblica rappresenta il popolo sovrano. E non c’è Repubblica se non è il parlamento a tracciarne le scelte, sbagliate o giuste che siano. Ecco la lezione dimenticata, mistificata, sconfessata, dell’esperienza giacobina sul governo della Nazione.