Il Digital Divide e le nuove disuguaglianze nell’era di Internet

In epoca moderna, parlare del tema del c.d. digital divide significa evidenziare l’ esistenza un divario che c’è tra chi ha accesso alla rete e al sistema di informazioni che da essa discende, e chi invece, questo accesso, non ce l’ha. Certo potrebbe apparire strano che in un’epoca caratterizzata dall’ampia diffusione di cellulari e smat-phone, ci sono soggetti esclusi dall’utilizzo della rete. 

Eppure il fenomeno c’è.  Le conseguenze che ne derivano non sono di poco conto.  Infatti, chi è escluso dal digitale ne perde i relativi vantaggi, con un danno socio-economico e culturale. L’Istat ha evidenziato che in digital divide si trovano i ceti sociali più svantaggiati, ed il mancato accesso alla rete acuisce tale condizione.

Le categorie sociali colpiti dall’esclusione digitale vi sono:

  • i soggetti anziani (cd. “digital divide intergenerazionale”);
  • le donne non occupate o in particolari condizioni (cd. “digital divide di genere”);
  • gli immigrati (cd. “digital divide linguistico-culturale”);
  • le persone con disabilità, le persone detenute e in generale coloro che, essendo in possesso di bassi livelli di scolarizzazione e di istruzione, non sono in grado di utilizzare gli strumenti informatici. 

Secondo una classificazione maggiormente accreditata è possibile distinguere tre tipi di divario digitale in globale, sociale e democratico. 

Il primo si riferisce alle differenze esistenti tra paesi più o meno sviluppati. Il secondo riguarda le disuguaglianze esistenti all’interno di un singolo paese. Il terzo focalizza le condizioni di partecipazione alla vita politica e sociale in base all’uso o meno efficace e consapevole delle nuove tecnologie.

Al di là di queste classificazioni di metodo, in termini soggettivi è importante  evidenziare che il digital divide, più strettamente attiene ad una dimensione personale  cognitiva. Cioè che presuppone l’assenza di conoscenze informatiche minime da parte di un individuo, il quale, pertanto, non è in grado di svolgere le più semplici attività virtuali configurabili nel cyberspazio. Vi è, poi, una dimensione infrastrutturale che focalizza l’esistenza di carenze nella disponibilità di dotazioni infrastrutturali e di strumenti telematici necessari a consentire un’efficace navigazione. L’esclusione dalla rete crea, quindi, delle  disuguaglianze che appaiono inaccettabili in una Repubblica, ove l’art. 3 della Costituzione assegna alla Stato: “ il compito di rimuovere gli ostacoli di ogni ordine, economico e sociale che di fatto limitano la libertà delle persone”. La c.d. uguaglianza in senso sostanziale.   Non a caso, il Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite ha considerato espressamente Internet alla stregua di un diritto fondamentale dell’uomo, ricompreso nell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e del cittadino.

«In conclusione il contrasto al digital divide, per tutte le implicazioni che si porta dietro come la tutela dei diritti di accesso e di inclusione, oltre che di potenzialità economiche e sociali inespresse,  deve rappresentare una priorità fondamentale dell’agenda politica nazionale, ma ad oggi non pare sia esattamente così, viste le risorse messe in campo negli ultimi anni.  Il livello di alterazione in cui l’Italia si trova rispetto al resto dell’Europa e lo stato di emergenza in cui siamo, imporrà, probabilmente, una terapia di “cura” per l’Italia anche il contrasto deciso alle nuove disuguaglianze digitali».

Sul tema abbiamo intervistato Alessandra Senatore, sociologa ed esperta del Tema.

Ascolta l’intervista