Il governo è spaccato sul Mes

Dunque il governo si è spaccato sul Mes. Come stanno le cose? Chi ha ragione? Ovviamente dipende dall’obiettivo politico finale. Dal punto di vista tecnico, non c’è beneficio nel ricorso al Mes. Ovviamente, il dibattito sul Mes sconta il fatto che a fronte del desiderio di partecipazione democratica (che pure è auspicabile) chi discute non ha esperienza di finanza internazionale né dimestichezza con i relativi strumenti tecnici operativi – la finanza non è né concettuale, né direzionale, ma è fatta di dettagli tecnici esecutivi. Ignorarli significa andare a raccogliere margherite nel bosco delle fragole. Il ricorso al Mes si diceva non è desiderabile per 3 ragioni. La prima, il debito contratto col Mes è privilegiato rispetto al debito pubblico, quello cioè contratto con i mercati. Accedere ai fondi del Mes è ipso facto peggiorativo del merito di credito della Repubblica italiana. La seconda, il ricorso al Mes di fatto paralizza il programma OMT della Bce. Il Mes sanitario non soddisfa i requisiti del Regolamento Bce sullo OMT. Esso conosce unicamente PCCL ed ECCL (e non la linea di credito sanitaria); nell’interesse dell’Eurozona, e non del singolo Stato membro; e unicamente se il programma include la possibilità di acquisti sul mercato primario. Per soprannumero, specifica che la condizionalità al credito deve essere “strict and effective” ed il programma “appropriate”.(Senza contare il fatto che a breve la Corte costituzionale di Karlsruhe si pronuncerà sulla legittimità costituzionale del QE in Germania — cosa che ha già escluso in passato nella misura in cui tale programma dovesse essere “illimitato”).La terza, non esiste un prestito senza condizionalità. Nel caso del credito sanitario non esistono condizionalità INIZIALI, ma rimangono le condizionalità COSTANTI. Il debitore è infatti soggetto alla verifica periodica circa la sostenibilità del debito pubblico. Il Trattato del Mes è chiaro sulla sussistenza della sostenibilità del debito, e senza una modifica al Trattato non è serio raccontare agli italiani che il Mes è la manna dal cielo. L’Italia uscirà dalla pandemia con un debito pubblico oltre il 160% del Pil, cioè oltre la soglia che provocò il default greco. C’è poi da considerare il fatto che gli interventi di politica fiscale non sono neutri rispetto a modalità e strumenti. L’Italia ha scelto di implicare il sistema bancario attraverso un sistema di garanzie. L’intervento è poco credibile. L’evidenza empirica mostra che l’allentamento della politica monetaria non viene trasmesso all’economia reale dal canale bancario. Posto che l’Italia, appartenendo all’UE, non può stampare moneta, rimane una differenza sostanziale nello strumento. USA, UK e Svizzera finanziano l’economia in via diretta attraverso operazioni di helicopter money, cioè denaro contante nelle mani degli agenti economici (cittadini e imprese), senza alchimie bancarie e senza incentivare la lievitazione del debito. La differenza tra garanzie e stampa di moneta è sostanziale. La differenza tra credito bancario e helicopter money altrettanto. Ovviamente, si può rifiutare l’intervento del Mes a patto che si metta mano a riforme strutturali serie. È necessario tagliare gli sprechi, ridurre la struttura amministrativa dello Stato, semplificare il mercato del lavoro, investire in tecnologia e infrastrutture, aumentare la produttività, migliorare l’istruzione professionale. E va fatto velocemente e sul serio spazzando via le resistenze corporative, i monopoli di fatto, le rendite di posizione e le clientele elettorali. Altrimenti, non ci sarà un pertugio al mondo dove andare a nascondersi dallo spettro del default. Su tutto questo, la decisione è politica. Ma il controllo democratico deve essere informato.