Coronavirus: “que’ svecchia”

Negli anni della mia infanzia nel mio paese d’origine, Tolfa (Roma), alla prima sferzante tramontana di dicembre la gente infreddolita commentava il tempo da cani con la previsione: (que’ svecchia, questo tempo fa strage di vecchi) ed in effetti la schiera dei vecchietti che si tratteneva “a solina” (al sole) a cercar di difendersi da quelle intemperie era destinata ad assottigliarsi rapidamente. Interveniva infatti (la pormonita), malattia della quale allora moriva gran parte dei ricchi e dei poveri e della quale ben scarsi erano i mezzi di cura quale che fosse l’età dei malati.
Nessuno pensò allora, e tanto meno il Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, di incriminare il medico del paese, il valoroso e generoso dott. Pietrangeli.
Oggi nell’ospedale che in paese si era costruito nel primo dopoguerra e di cui il paese aveva costruito l’edificio senza mai riuscire a trovare i soldi per farvi funzionare ciò per il quale era stato costruito, edificio posto in una bellissima posizione panoramica, è stata costruita ristrutturandola una “Casa di riposo” (è morto lì qualche tempo fa, Tiberio Murgia, il bravissimo attore sardo, falso siciliano, il “ferriboat” del film “I soliti ignoti”). L’ospedale come tale invece non vi funzionò altro che per lo sfollamento in Tolfa di quello di Civitavecchia dopo i terribili bombardamenti. Io lì fui ricoverato colpito dal tifo di un’epidemia scoppiata durante l’occupazione tedesca. Oggi se di fronte all’imperversare del misterioso virus dell’epidemia in quella Casa di riposo sono morti alcuni che vi erano ricoverati, speriamo che il Procuratore di Civitavecchia non si sia messo in lizza per lottare contro l’epidemia trovandone il colpevole.
La realtà è che, come scrissi già diversi giorni fa, lo sviluppo della medicina è stato forse più rapido ed efficiente per quel che riguarda la medicina di soccorso che non per quella di assistenza e ciò ha fatto sì per esempio che molte delle misure contro l’espandersi del virus si siano tradotte necessariamente nella riduzione dell’assistenza a quei ricoverati.
Ma non andate a dire ciò alle Procure più scatenate e sempre pronte a trovarsi un posto sulle pagine dei giornali perchè magari vi incriminerebbero di correità nella procurata epidemia colposa.
Ne vedremo delle belle quando qualcuno deciderà che è il momento di ripartire e di sostituire le misure antivirus con chissà quali altre misure per lo sviluppo economico, sociale, culturale etc. ect.
Chi vivrà, vedrà.

NOTA BENE: ci eravamo abituati a vedere anche le prime pagine dei giornali piene di riferimenti a delle persone indicate con la loro età (tredicenne, trentaquattrenne, cinquantottenne, settantatrenne, sessantenne e così via). Oggi di fronte alle morti per il virus misterioso, di cui sarebbe rilevante per più versi conoscere l’incidenza sulle varie fasce di età dei colpiti non una parola sull’età di colpiti, ricoverati, morti, guariti. Qualcuno ne farà calcoli e ne terrà le statistiche. Ma non si vede perchè non debbano esserne informati i cittadini già bombardati delle notizie dell’età delle vittime degli incidenti stradali e delle tragedie familiari.