L’Italia, la crisi, la solidarietà europea

Non vi è alcun dubbio che su ogni provvedimento di politica economica possano riscontrarsi pareri articolati. Questo è il caso del documento conclusivo approvato da Eurogruppo; che certamente può essere annoverato tra i più significativi ed importanti provvedimenti varati in quest’ultimo biennio. La sua valutazione non può prescindere da alcune premesse, da tenere in buona evidenza; e cioè: il quadro giuridico-istituzionale che delimita l’ambito operativo; la concomitanza e la coesistenza di obiettivi e di esigenze (tutte rispettabili, e non necessariamente convergenti) dei paesi ( e quindi dei protagonisti) coinvolti nella decisione; la valutazione non può essere condizionata dalle aspettative immaginate ed auspicate; ed ancora non può non valutare se sussistono al momento differenti azioni in grado di conseguire un risultato migliore, o quantomeno analogo; ed infine se quanto ottenuto migliora la situazione preesistente. Ciò detto, veniamo ora al nocciolo della questione: le decisioni assunte da Eurogruppo ed il vaglio a cui verranno sottoposte dal prossimo consiglio dei capi di Stato e di governo. Sappiamo che l’Italia necessita oggi 2020 di ingenti risorse finanziarie, che superano ampiamente quanto al momento disponibile per effetto dei due decreti legge approvati dal Governo; da qui la necessità di ulteriori interventi, che coinvolgano tutti i paesi dell’area euro. Le decisioni assunte da Eurogruppo vanno certamente verificate in questa ottica; ma nel contempo deve essere chiaro che esse non possono che rappresentare il punto di mediazione tra i diversi (forse contrapposti) obiettivi dei 17 paesi della moneta unica. C’è nel documento approvato (Punto 1 dell’accordo) una evidente e positiva affermazione della gravità della crisi in essere; e della ineludibile necessità che si concretizzi un doveroso spirito di collaborazione e di sostegno per poter contrastare efficacemente gli effetti del Covid 19. Il quadro giuridico istituzionale vigente (i trattati comunitari) vieta in modo netto ogni possibile intervento di aiuto diretto dell’UE ai singoli Stati; e ad ognuno di essi di effettuare aiuti di Stato ad ogni attività economiche produttiva del proprio paese. Quindi i provvedimenti agevolativi che possono essere assunti devono essere generalizzati , temporanei, ed onerosi; in sostanza solo linee di credito finanziario, e non elargizioni, al di là di quelle già previste dalla normativa vigente (i fondi regionali). E quando le esigenze di Italia, Spagna, e (parzialmente) Francia non coincidono con quelle di Germania, Olanda ed Austria nascono le contrapposizioni di questi ultimi giorni. Infatti i i primi hanno bisogno di strumenti finanziari con garanzia europea (con tutto ciò che ne consegue come eventuale onere per ogni singolo Stato, quale mallevadore, in caso di default di uno dei paesi beneficiari), per poter spuntare sul mercato tassi di interesse di livello più basso di quanto possono conseguire come singoli paesi; mentre i secondi 3, forti della loro struttura patrimoniale, economica, e finanziaria godono di trattamenti più privilegiati, che per la Germania vuol dire addirittura poter incassare dei premi dalla vendita dei titoli di Stato sul mercato mondiale. Sta proprio qui il nodo di fondo del contrasto che si è registrato nella riunione di Eurogruppo, e che ha consentito, come espressione di solidarietà, il livello di compromesso raggiunto ed approvato. Ciò ci consente di ricordare ai sovranisti di casa nostra che quando rivendicano che le risorse fiscali generate dall’attività “della Padania” restino interamente in quella zona, o quando gonfiando il petto di orgoglio lanciano il grido ammonitore “prima gli italiani” non fanno altro che alimentare gli egoismi e le rivendicazioni dei vecchi e nuovi sovranisti dell’Europa del nord. Ma a ciò è da aggiungere che la commissione UE ha anche stabilito che per il 2020 non sarà richiesto il cofinanziamento per l’erogazione dei fondi regionali di coesione. Forse sarà la volta buona che l’Italia potrà utilizzare interamente l’ammontare della quota (circa 36 mld) di spettanza del nostro paese.


E veniamo ora agli aspetti numerici del documento dell’Eurogruppo, evidenziando subito che in esso non sono compresi gli importi relativi agli interventi predisposti dal governo italiano con i due decreti legge già varati. Non sono neanche compresi gli stanziamenti predisposti dalla BCE, e di cui diremo successivamente. L’importo complessivo degli interventi sui quali dovrà pronunciarsi prossimamente il consiglio dei capi di Stato e di governo ammonta a 540 MLD di euro; articolato in 3 distinti interventi così definiti: 100 MLD stanziati dalla Commissione UE a supporto dei piani nazionali di sostegno all’occupazione (SURE); 240 MLD attivati a seguito della nuova formulazione dei termini di condizionalità del MES, a sostegno del sistema sanitario nazionale, da ripartire tra gli Stati in rapporto al 2% del rispettivo Pil; 200 MLD quali garanzie di prestiti erogabili dalla BEI (Banca europea degli investimenti). Possiamo certamente convenire che globalmente si tratti di interventi significativi; ma purtroppo non esaustivi, dovendo contrastare una grave crisi che potrebbe compromettere il futuro della società europea. Al momento non è stata effettuata alcuna ipotesi di ripartizione dei fondi SURE e BEI; mentre dal MES potrebbero derivare all’Italia risorse per almeno 36 MLD. Come già accennato, l’accesso al MES risulta completamente svincolato dalle originarie condizionalità; essendo esso ora finalizzato ad obiettivi diversi, e che attengono alla lotta al Covid 19 (Punto 16 dell’accordo). Non ci sarà quindi alcuna possibilità che dall’utilizzo del fondo possa scaturire, IN NESSUN MOMENTO, la eventuale prospettiva dell’arrivo a Roma della troika, o di chicchessia per essa. Possiamo quindi convenire che chi si dovesse opporre all’utilizzo di questa opzione, sia esso anche il premier Conte quando incomprensibilmente dichiara che l’Italia non utilizzerà questa disponibilità, non farebbe altro che arrecare un danno, rendendo più complessa l’azione di sostegno verso il Paese; dal momento che il relativo importo non potrebbe essere recuperato attraverso altre opzioni, o quantomeno ottenerlo alle medesime favorevolissime condizioni finanziarie. Il mix delle tre opportunità fornisce certamente una concreta possibilità di un proficuo intervento in questa crisi in atto.
Passiamo ora ad una rapida valutazione degli interventi attivati dagli USA, e dal Regno Unito; estrapolati essenzialmente per una loro specifica peculiarità : gli Usa in quanto il paese più omogeneo in termini di popolazione (328 milioni, Paesi area euro 340 milioni), e di assetto sociale; UK paese che ha deciso di staccarsi dalla UE. La FED e l’Amministrazione federale USA hanno varato alla fine del mese di marzo una consistente manovra finanziaria dal valore complessivo di 2.300 MLD di $ (circa2.110 MLD di euro), con un’ampia articolazione di destinazione della risorse in questione. In particolare 500 MLD di $ sono per finanziamenti alle Amministrazioni locali, 850 MLD di $ vengono finalizzati all’acquisto di Bund corporate. I restanti 950 MLD di $ vengono utilizzati per finanziare ulteriori diversi interventi, tra cui ovviamente il sostegno alla liquidità ed agli investimenti del sistema produttivo nazionale. La FED ha anche dichiarato che, se necessario, verranno disposti ulteriori stanziamenti finanziari. Che è poi anche l’opzione prospettata (Punto 7) dal documento conclusivo di Eurogruppo. Nei giorni scorsi, dopo una serie di dinieghi, la Bank of England ha acceduto alla richiesta del governo inglese di ampliare in modo consistente la disponibilità del Ways and Means Facility (vale a dire lo scoperto di conto corrente consentito al governo presso la Banca centrale); precisando peraltro che trattasi di una disponibilità temporanea. Sino ad ora si tratta comunque di una impegnativa dichiarazione di disponibilità della Banca centrale, senza l’indicazione dell’ammontare e/o del tetto del finanziamento. Normalmente tale scoperto di conto corrente non ha mai superato il valore di 400 milioni di sterline. Solo nel 2008, anno di riferimento dell’ultima grande crisi, ha raggiunto il massimo di 20 MLD di sterline, che attualizzati all’anno in corso, ed ai valori di cambio attuali corrisponde a circa 26,6 MLD di euro. Certamente questa cifra, stante la gravità crescente della crisi sanitario-economica in UK, potrebbe essere superata, senza ora poter indicare di quanto.
Come già anticipato in precedenza, i paesi dell’area euro potranno anche usufruire degli interventi finanziari deliberati dalla BCE. La Banca centrale europea garantirà per tutto il tempo che si dovesse rendere necessario( deliberato settembre 2019) l’acquisto mensile per 20 MLD di titoli del debito pubblico, con un impegno totale per il 2020 di 240 MLD. Nel recente mese di marzo ha poi deliberato,con due provvedimenti successivi, ulteriori interventi di acquisto, rispettivamente per 120 MLD, e per 750 MLD. Per l’anno in corso quindi il sostegno finanziario della BCE attraverso il QE sarà pari a 1.110 MLD di euro. Nel contempo ha anche confermato che continuerà a reinvestire tutto l’ammontare del vecchio debito che andrà in scadenza, e che i vari paesi restituiranno nel 2020. Conseguentemente nell’anno in corso la BCE acquisterà titoli del debito sovrano italiano per almeno 145 MLD di euro: è questo un dato di estrema importanza. Infatti considerando il deficit di bilancio per l’anno in corso intorno al 6% del Pil, quindi circa 100 – 110 MLD, il fabbisogno da finanziare sarebbe totalmente coperto dall’intervento del Quantitative easing; e resterebbe ancora disponibile (in aggiunta al reinvestimento) una quota per eventualmente ridurre il debito pubblico estero in scadenza in possesso degli investitori esteri, o quello con maggiore onerosità. Va poi ricordato che la BCE trasferisce i profitti annuali scaturiti dalla gestione del Qe, per quota di competenza spettante, alla Banca centrale dei singoli paesi, che successivamente vengono da essa trasferiti alle finanze nazionali; come oggi avviene tra la Banca d’Italia ed il Tesoro. In sostanza il tasso di interesse per l’indebitamento dell’Italia con la BCE e sostanzialmente tendente a zero. La Banca centrale europea ha inoltre deliberato di reiterare nel 2020 le aste di TLTTRO (linee di credito a tassi ridottissimi da assegnate alle banche dei vari paesi dell’area Euro), e di abbassare radicalmente il livello di rating delle garanzie (i cosiddetti collaterali) fornite dalle banche per accedere a questi prestiti , consentendo così agli Istituti di credito maggiore possibilità quantitativa.
Qualche considerazione di sintesi è certamente utile per avere una visione riepilogativa di quale potrebbe essere la situazione degli interventi finanziari a supporto della crisi, nell’ipotesi che la commissione dei capi di Stato e di governo rendesse (come sembra che possa avvenire) definitiva la proposta elaborata da Eurogruppo. In tale prospettiva, il quadro finanziario sarebbe riassumibile nei seguenti termini: la UE renderebbe disponibili, con interventi articolati, la somma di 540 MLD di euro; resterebbe inoltre da definire la decisione circa l’adozione del “fondo per la ripresa”, già individuato nelle sue linee generali attraverso il documento di Eurogruppo (Punto 19); l’approvazione definitiva è stata demandata alla competenza dei capi di Stato e di governo. La BCE ha provveduto all’approvazione del nuovo QE per un importo complessivo per l’anno in corso pari a 1.110 MLD di euro. Inoltre la BCE ha riproposto l’indizione di nuove aste per l’attribuzione alle banche dei paesi dell’area euro dei fondi relativi al TLTRO; che per l’anno in corso potrebbero rendere disponibili circa 100 MLD di euro. L’ammontare finanziario complessivo predisposto dalla BCE verrebbe ad essere pari a 1.210 MLD, che sommate alle indicazioni contenute nel documento di eurogruppo (540 MLD) porterebbe l’impegno complessivo del sistema Europa, già da ora, alla somma di 1.750 MLD di euro. A questo punto, se nella prossima riunione dei capi di Stato e di governo venisse approvato in via definitiva il fondo per la ripresa, come sembra molto probabile, l’ammontare complessivo potrebbe attestarsi almeno a circa 2.000 MLD di euro.