L’Associazione Mazziniana: «L’Europa dei popoli oppure il rischio è il dissolvimento»

La direzione nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana, in occasione del 186esimo anniversario della Giovane Europa, esprime forte preoccupazione sul futuro dell’Unione Europea. Un nemico invisibile ha squarciato il velo sui limiti di funzionamento, già ben noti, delle istituzioni comunitarie. Mentre Parlamento e Commissione hanno indicato la strada della solidarietà, seguiti dalla Banca Centrale Europea (dopo lo sbandamento iniziale di Christine Lagarde), il Consiglio Europeo sembra muoversi in una direzione opposta, sebbene il 13 aprile il Presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno abbia confermato l’intenzione di lavorare ad un Recovery Fund.

La preclusione di alcuni paesi all’emissione di titoli di debito pubblico europeo, in grado di attrarre investitori e risparmiatori di tutto il mondo, suona come un poco incoraggiante invito alla cooperazione; gli “Eurobond” non rappresentano la panacea di tutti i mali, ma sono la strada per costruire una politica fiscale europea che permetta di dare risposte comuni a emergenze sanitarie come questa.

Il risultato raggiunto il 9 aprile dall’Eurogruppo, con i 500 miliardi di euro messi sul piatto per il “piano di rinascita” e la possibilità di attingere al MES “senza vincolarità” per le spese unitarie, rappresenta un buon punto di partenza, ma è destinato a rimanere vano se al Consiglio Europeo del 23 aprile non sarà seguito da misure più coraggiose, non evocativi solo a parole.

Anche per questo, settori rilevanti dell’opinione pubblica tedesca, incalzati dai Verdi, dagli industriali e dallo stesso Presidente della Repubblica Steinmeier, invocano solidarietà, consapevoli dei rischi economici e sociali che la stessa Germania potrebbe correre a partire dai prossimi mesi. La polarizzazione del contrasto tra rigoristi ed antirigoristi, inoltre, logorerebbe ulteriormente l’Unione, favorendo la real politi di Cina, Russia e Stati Uniti.

Nel frattempo il premier ungherese Viktor Orban, fresco dei pieni poteri conferitigli dal ‘suo’ Parlamento per combattere il Covid-19, ha adottato come primo provvedimento una legge che impedisce il cambio del sesso, nel totale silenzio delle istituzioni europee, limitatesi a un biasimo di circostanza. Anche un atteggiamento morbido nei confronti di chi assume misure autoritarie contribuisce a far vacillare le certezze europeiste su cui tanto si fa affidamento.

Un recente sondaggio del 9 aprile, sia pur viziato dal grado di tensioni in corso fra Governo nazionale e vertici europei, ha rilevato che solo il 36% degli italiani ha fiducia nell’Unione Europea e che i favorevoli a rimanere nell’Euro sono scesi, dall’inizio della crisi Covid, dal’80% al 60%.

Perché la visione mazziniana di un’Europa dei Popoli non resti tale, è necessario tornare a parlare il linguaggio della concretezza e della cooperazione, come ha ricordato più volte in questi giorni difficili il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel 160esimo anniversario della pubblicazione integrale de I Doveri dell’Uomo, i mazziniani ribadiscono l’importanza di una rivoluzione etica che coniughi diritti e senso di responsabilità. In caso contrario il declino economico sarà l’inevitabile conseguenza di quello politico e culturale, e l’Europa tornerà a guardare, con grande smarrimento e autentico pericolo di dissolvimento, a un secolo fa, favorendo ulteriormente il distacco dei cittadini dalla politica