A proposito di Patrimoniale

Ci sono argomenti che suscitano reazioni forti, verrebbe da dire quasi istintive, certo fra questi c’è il tema delle tasse, l’Italia si sa è il Paese dei ‘tartassati’ e poco importa che in realtà la pressione fiscale sia allineata a quella delle grandi economie dell’Europa continentale, in Italia ci si sente oppressi. In realtà qualche buona ragione c’è, se infatti in Italia la pressione fiscale è di qualche punto inferiore a quella della Francia, per fare un esempio, è certo che i nostri servizi pubblici, in particolare quelli destinati al mondo produttivo, sono fra i meno efficienti d’Europa. Il tema fiscale è già un nervo scoperto se poi viene addirittura evocato l’inviso concetto di patrimoniale si scatenano commentatori ed opinione pubblica, senza voler sentire alcuna ragione, senza dare all’incauto che ha osato avventurarsi su questo insidioso terreno nessuna possibilità di spiegazione, lo sciagurato si ritrova come un torero al centro dell’Arena che ha scatenato la cieca furia della potente bestia. La scorsa settimana il ruolo di torero è toccato all’onorevole Graziano Delrio, presidente dei deputati PD, e la muleta rossa che ha proditoriamente sventolato è stata la proposta di introdurre una cosiddetta covid-tax, un’imposta che sarebbe destinata a sostenere i costi che deriveranno dall’affrontare le due emergenze covid, quella sanitaria e quella economica. Il contributo, che verrebbe denominato “tassa di solidarietà”, sarebbe costituito da cinque aliquote che si aggiungerebbero alle attuali, la cui applicazione sarebbe questa: 4% da 80.000 a 100.000 euro, 5% fra 100.000 e 300.000 euro, 6% fra 300.000 e 500.000 euro, 7% fra 500.000 e 1.000.000 di euro, 8% oltre il milione. Il gettito atteso consisterebbe in un miliardo e trecento milioni, il contributo dovrebbe rimanere in vigore per due anni. Cosa c’entra questa proposta con una patrimoniale? Andrebbe chiesto a quel gigante del pensiero e dell’azione politica che è l’on. Rosato, Presidente di Italia Viva, il cui nome tutti associano al “rosatellum”, la peggiore legge elettorale della storia della Repubblica, che ha subito iniziato a twittare compulsivamente che mai avrebbe sostenuto una imposta patrimoniale. Avendo iniziato le nostre riflessioni richiamando alla mente un rito spagnoleggiante come la corrida non potremo fare a meno di ricordare quanto l’atteggiamento del presidente di I.V. ricordi quello dell’ hidalgo don Chisciotte che si scaraventava, con sprezzo del pericolo,  contro inermi greggi di pecore che nella sua mente erano pericolosi eserciti di mori venuti a minacciare la cristianità. Lo hanno prontamente seguito i ‘giacobini’ pentastellati, contrari ad opere pubbliche ed infrastrutture, teorici della decrescita felice, generosi elargitori di redditi di cittadinanza finanziati con il deficit pubblico, che però di fronte ad un’ipotesi di aumento delle tasse ai redditi più elevati si sono scoperti difensori dei principi liberali. Insomma i paladini del popolo e della Casaleggio Associati sono nemici dei ricchi quando hanno un preciso nome e cognome: il Benetton Group, tutti gli altri milionari e multimilionari italiani dormano sonni tranquilli.

La proposta di Delrio, che ha trovato tiepido lo stesso Segretario del PD ed è stata garbatamente respinta dal Presidente Conte, in effetti non sembra la soluzione più appropriata in questa fase, in Italia i redditi da lavoro e di impresa sono già gravati da un carico fiscale e contributivo notevole, la “tassa di solidarietà” colpirebbe professionisti, quadri e dirigenti d’azienda ed imprenditori che non hanno certo evaso ed eluso il fisco, quindi si colpirebbe con un ulteriore tributo una platea di contribuenti ‘fedeli’ per un vantaggio fiscale abbastanza relativo, un miliardo e trecento milioni rischia di essere rispetto al fabbisogno attuale una cifra simbolica.

La proposta del Presidente dei Deputati PD appare francamente incomprensibile, se non sul piano squisitamente politico, è assai probabile li abbia guidati il desiderio di iniziare ad avviare misure redistributive che colmino le profonde diseguaglianze del nostro Paese, ma di fronte all’emergenza covid è opportuno ragionare di politiche concrete ed immediate che possano dare risposte anticicliche rispetto alla recessione globale in cui precipitiamo.

L’imposta patrimoniale quindi non l’ha proposta nessuno, almeno in tempi recenti, ma è davvero così scandalosa? Luigi Einaudi sosteneva che in realtà reddito e patrimonio non sono entità distinte, il reddito si capitalizza e progressivamente si consolida in patrimonio, un’imposta sui patrimoni ridurrebbe la reddittività delle attività produttive e dei salari, ed in ogni caso sarebbe iniqua in quanto se il patrimonio è reddito capitalizzato è già stato tassato. Egli spiegava inoltre che la scelta di uno dei due sistemi impositivi è indifferente rispetto al dettato costituzionale della progressività, che può essere attuata in entrambi i sistemi.

Queste osservazioni appaiono più che condivisibili del resto, ad eccezione di alcuni specifici tributi sugli immobili, il nostro sistema fiscale si è sempre orientato sulle imposte sul reddito, però a circa sette decenni da quando queste riflessioni venivano proposte qualche interrogativo occorre porselo. In Italia la pressione fiscale non è molto disallineata da quella di altre economie europee ma grava in modo sbilanciato sui redditi di impresa e da lavoro, non stupisce quindi che l’ipotesi di un riequilibrio verso la rendita sia sempre stato tema di dialogo fra la CGIL e la Confindustria, non che si sia mai giunti ad una proposta condivisa ma ad una che potenzialmente le parti sociali potessero condividere sì, la formulò Confindustria nel 2011, in piena crisi finanziaria, propose di tassare tutti gli asset i patrimoniali (immobili, valori mobiliari, beni mobili di valori ecc..) delle persone fisiche da 1,5 milioni con una aliquota dell’1%.

L’ipotesi di provvedimento non fu mai articolata in una vera e propria proposta, si ipotizzò un gettito fra i 12 ed i 15 miliardi. L’idea nel 2011 era far fronte alla recessione dovuta alla crisi finanziaria del 2008, la vera svolta strategica sarebbe introdurre strutturalmente nel nostro sistema fiscale questa misura sottraendo risorse alla rendita per permettere una riduzione del carico fiscale sui redditi da lavoro e di impresa.

Affrontare la crisi covid richiede di essere rapidi ed operativi, il Paese ha bisogno urgente di liquidità dell’ helicopter money di cui parlava Milton Friedman, soldi che devono essere gettati dall’elicottero a cittadini ed imprese, il Governo deve far fluire liquidità attraverso il sistema bancario, ed è già in ritardo, e la fonte non può che essere il deficit sostenuto dai piani d’acquisto della BCE, auspicando  che al prossimo Consiglio Europeo prevalga infine da parte di tutti la ragione e ci si doti di strumenti finanziari comuni.