Ricordando Carlo Angelo Bianco

Il 10 aprile 1795, Barge (CN), nasce Carlo Angelo Bianco, conte di Saint-Jorioz. Dopo aver intrapreso gli studi di giurisprudenza intraprende la carriera militare come ufficiale dei Dragoni del Re. Repubblicano, entra in contatto con la setta dei Federati ed è tra i cospiratori dei moti di Alessandria del 1821 in cui è membro della giunta di governo. Falliti i moti si reca in Spagna per fuggire al processo che si conclude con la condanna a morte e la confisca dei beni. Combatte con i costituzionalisti catalani prima al comando di un corpo di lancieri formato da esuli italiani e poi nello Stato Maggiore. Catturato ed imprigionato riesce a fuggire a Malta. Qui pubblica il volume: Della guerra nazionale d’insurrezione per bande applicata all’Italia, in cui esprime la scarsa fiducia negli eserciti regolari per la guerra d’indipendenza privilegiando il ricorso alla guerriglia. Nel 1830 si reca a Parigi dov’è in atto la rivoluzione, qui entra in contatto con gli esuli repubblicani italiani, fonda la setta degli “Apofasimeni”, e partecipa al preparativi di spedizione in Savoia. Recatosi in Corsica tenta di organizzare una spedizione in aiuto degli insorti in Italia. Tornato a Marsiglia, si lega al Mazzini, aderisce alla Giovane Italia ed è uno dei firmatari del Manifesto della Giovane Europa nel 1834. Costretto a lasciare la Francia si trasferisce a Bruxelles dove tenta di avviare attività economiche. Sconfortato per la precarietà finanziaria e per il comportamento del figlio che, mandato dal padre in Piemonte per cercare di ottenere la revoca della confisca dei beni, aveva fatto atto di omaggio al Re e si era arruolato nell’esercito piemontese, muore suicida il 9 maggio 1843 annegandosi in un canale di Bruxelles