Dall’emergenza sanitaria all’emergenza democratica. Intervento dei Radicali

«Dal 31 gennaio data in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza e la prima informativa del Presidente del Consiglio Conte sono trascorsi 54 giorni e sono stati emanati 131 atti tra decreti-legge, decreti ministeriali, ordinanze e circolari».
Spiega Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale: «Nella notte la commissione Programmazione economica e bilancio del Senato ha approvato, tra gli emendamenti al decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, uno sulle “Disposizioni sul trattamento dei dati personali nel contesto emergenziale”.
Fino al 31 luglio, fine presunta dell’emergenza, potranno effettuare trattamenti, ivi inclusa la comunicazione tra loro, dei dati personali, una moltitudine di soggetti : lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, il Comitato operativo nazionale della protezione civile, gli enti pubblici economici e non economici e soggetti privati individuati dal Capo del Dipartimento della protezione civile, gli uffici del Ministero della salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, le strutture pubbliche e private che operano nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, e altri ancora.
La moltitudine e genericità dei soggetti autorizzati a trattare dati personali è lo specchio della confusione che regna e della frammentazione con la quale si governa la pandemia; sono soggetti che addirittura possono omettere l’informativa, nemmeno fosse una inchiesta giudiziaria; e alla fine dell’emergenza ciascun soggetto dovrebbe ricondurre il trattamento dei dati personali all’ambito delle ordinarie competenze e delle regole che disciplinano i trattamenti di dati personali. Viziata com’è dal modo in cui è stata acquisita, quella raccolta e quel trattamento dovrebbe avere un’unica fine: la distruzione dei dati personali ottenuti senza un mandato di alcun giudice.
Non sapremo mai chi ha raccolto dati e come li tratterà alla fine del loro utilizzo emergenziale.
La verità è che si sta tracciando la strada per comprimere i diritti dei cittadini e lo si sta facendo in modo sfacciato, potendo contare su una informazione, a partire da quella pubblica, che proprio sulla limitazione delle libertà individuali tace.
Governando in questo modo una emergenza sanitaria, si è creata una emergenza democratica.
Se questo avviene in uno Stato avvezzo alla violazione abituale delle proprie leggi, della Costituzione e dei Trattati internazionale, è necessaria una mobilitazione che abbia preminenza assoluta su qualsiasi differenza, anche la più profonda.
Al Presidente Soro facciamo presente che la garanzia del rispetto dei cittadini non è data dalla legge in sé, ma da quello che essa prevede: la dittatura della maggioranza è principio contrario allo Stato di diritto, come in queste ore dimostra l’Ungheria di Orban. La privacy non è tutelata solo perché ci sono delle leggi e delle direttive europee, ma perché è un principio implicito in molte norme della Costituzione e della CEDU. La Corte costituzionale dovrà rivedere molto accuratamente quello che in questi giorni viene frettolosamente approvato».