Eurogruppo: accordo non ancora raggiunto ma l’Ue non è ferma

L’Unione europea cercava un compresso, un accordo che potesse far superare le tensioni delle ultime settimane tra paesi europei. Dopo oltre sedici ore di discussione però l’accordo non è arrivato, rendendo necessaria una seconda riunione che si terrà nelle giornate di domani. L’eurogruppo ha però registrato dei passi avanti sostanziali sulle alcune misure precedentemente concordate, pur non dirimendo  il nodo cruciale legato ai “ Corona bond” l’Europa non è immobile.

Nel primo pomeriggio, il Presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, si era rivolto ai ministri delle finanze auspicando “un piano di ripresa ampio che comprendesse una rete di sicurezza per i lavoratori, per le imprese e per i Paesi”. L’Eurogruppo, cominciato in leggero ritardo alle ore 16, ha raggiunto un accordo su due dei tre strumenti inseriti come ordine del giorno: il piano da 200 miliardi della Bei per garantire liquidità alle imprese e lo strumento SURE da 100 miliardi per aiutare gli Stati membri a finanziare meccanismi come la cassa integrazione. Tuttavia, ancora nessun accordo su Mes e Corona bond. Il primo infatti seppur alleggerito dalle forti condizionalità precedenti sembra ancora essere agli occhi dei paesi mediterranei, Italia in primis, uno strumento non adeguato a fronteggiare l’emergenza attuale. La creazione di bond comuni d’altra parte trovano ancora il secco no dell’asse dei paesi del Nord Europa. Lo scenario quindi risulta sostanzialmente immutato rispetto alla giornata pre-vertice. Nel tardo pomeriggio inoltre si era espresso il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli richiamando gli stati membri all’unità ed al principio di solidarietà sancito dai trattati.

La posizione sicuramente più interessante è quella francese. Il presidente Macron ha infatti scelto di rompere il tradizionale asse-franco tedesco per allinearsi ad i paesi del sud Europa facendosi promotore di una soluzione di compromesso: la creazione di un fondo di solidarietà temporaneo con lo scopo di emettere debito comune verso gli Stati membri limitato ai servizi pubblici essenziali, come sanità ed industria.

Un’ unione europea dunque non ancora concorde su questioni di grande rilevanza ma sicuramente lontana dall’immobilismo di cui è stata spesso accusata in questi giorni. Al di là delle tematiche economiche va però sottolineato un altro problema fondamentale dell’Unione: una strategia comunicativa che spesso risulta non efficace ed in grado di raggiungere adeguatamente i cittadini europei. Di questo abbiamo ed altro abbiamo parlato con Ivan Scuderi ex assistente parlamentare presso il Parlamento Europeo.

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