Non toglietemi la musica!

Non solo ci tocca stare chiusi in casa, ma qua pare che per andare a un concerto anche piccolino bisognerà aspettare niente di meno che l’autunno! Nel frattempo la S.I.A.E  ha immediatamente inviato a tutti i soci che sono in corso costituzione di strumenti per compensare gli autori della perdita dei loro diritti d’autore. Proventi fondamentali per vivere. Un autore, un artista, vive dei proventi derivanti dai diritti d’autore delle sue opere. No concerti-no soldini. No dischi venduti-no soldini. E allora il super Presidente Mogol mi recapita una bella letterina in cui si afferma che mi è vicino e che si sta studiando un fondo di solidarietà per evitare disastri. Dobbiamo stare tranquilli. Solo che la questione verrà formalizzata durante la riunione della direzione generale che si terrà a fine settembre!  Allora cambiamo registro e siccome siamo anche buoni ascoltatori di musica vediamo di procurarci qualche cd per far passare questo tempo infame. Ma anche le grandi aziende del web in questo momento danno priorità alla distribuzione di altri generi. Insomma, neanche un bel disco nuovo da ricercare. I dati già parlano chiaro. Seicento milioni di euro. A tanto ammonterebbe il danno globale per lo stop dell’intera filiera della musica italiana. A oggi già di duecento milioni è la stima per mancati incassi delle royalties per il 2020! Da quando è scattato il blocco sono saltati già quattromila e duecento eventi programmati. Per non parlare di studi di registrazione prenotati per incisioni che, ahinoi, non verranno effettuate (la vedo dura cantare con la mascherina), progetti di collaborazione tra artisti che intrecciano rapporti costruendo tessuto civile e culturale attraverso l’incontro tra poesia, musica e pittura. Posticini magici come l’Arciliuto, l’Antica Stamperia Rubattino  e tanti locali romani dove si muovono artisti di spessore civile e portano avanti progetti molto coraggiosi e raffinati. Cantautorato civile che porta avanti storie gloriose in tempi difficili cercando di aggregare e costruire di nuovo pubblico e offrendo davvero occasioni di resistenza al pensiero unico. Personaggi rari e generosi che si mettono costantemente in gioco e illuminano la nostra notte. Piccole case discografiche che sfidano le ‘major’. Poeti cantanti e pittori a volte raccolte in una figura d’artista unico. Quanta vita che pulsa e che rischiamo di non potercene giovare. Persone con una missione per la nostra anima. Amici coraggiosi che non si omologano. E che adesso si organizzano on line regalandomi le loro perle via fb o whatsapp. Offrendo gratis il loro dono a chi sa quanto prezioso sia. Associazioni e piccolissime imprese, promoter scrittori, uffici stampa che spargono grazia e poesia e che lavorano con passione andando controcorrente… Amici miei, quanta distanza obbligata! Compagni di viaggio di notti romane fatte di musica, poesia, amicizia e libertà. Vacanze ‘inattuali’ perché senza tempo. Quanto mi manca il gelato al caramello! Chi esordiva proprio in questi giorni con progetti discografici e editoriali nuovi, chi stava appena ritornando con un disco nuovo…  Ma ritorniamo ai numeri. Lo scorso anno il mercato discografico segnava per la prima volta da anni un segno + grazie alla ripresa della vendita in supporti in vinile. Il buon vecchio disco. In un mese si è già perso tutto. L’intero fatturato dell’anno precedente è andato compromesso. Una filiera fatta di “atti di volontà” di “pensiero e azione” rischia di brutto. E se lo scopo di tutto questo fosse proprio quello di abbattere ogni ‘resistenza’? No, non ce la faranno a abbattere la cultura. Questa cultura fatta di musica e poesia civile nasce già ‘resistente’. Esiste proprio per questo. Ricordate la storia di Heroes di David Bowie? A me piace ricordare i due amanti che come eroi si incontravano ai due lati del Muro di Berlino. Oppure mi viene in mente il video degli Ultravox Dancing with tears in my eyes , una canzone che emoziona da quasi quarant’anni. Erano i primi anni ottanta e c’era quest’incubo della “bomba”. O all’indomani del ‘crollo’ (tear down the wall) Wim Wenders volava coi suoi angeli “Fino alla Fine Del Mondo” e c’è una scena in cui si ritrovano tutti su un aereo a elica e all’improvviso scende giù un silenzio incredibile. Tutti si guardano. Le eliche smettono di girare. I transistor si rompono. La radio smette di funzionare. Pian piano Peter Gabriel cantava Blood of Eden. È la fine? È scoppiata la “bomba”? No. Semplicemente si ricomincia in un altro luogo. In un’altra maniera. E allora “riprendiamoci la gioia, il vino e l’abbondanza…”!