Le misure della Commissione europea e le richieste dell’Italia

Botta e risposta tra Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. In mezzo c’è un documento che 9 paesi dell’Unione europea avevano presentato al Consiglio europeo di giovedì 26 marzo. Sophie Wilmès, Primo Ministro belga, Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese, Kyriakos Mitsotakis, Primo Ministro greco, Leo Varadkar, Primo Ministro irlandese, Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Xavier Bettel, Primo Ministro del Lussemburgo, António Costa, Primo Ministro del Portogallo, Janez Janša, Primo Ministro della Slovenia, e Pedro Sánchez, Primo Ministro della Spagna, partendo dagli strumenti di politica monetaria introdotti dalla BCE, avevano sottolineato la necessità di affiancarli con “decisioni di politica fiscale di analoga audacia”.

Il Consiglio europeo ha rinviato a 15 giorni ogni decisione, rimettendo la palla alla Commissione e all’Eurogruppo il lavoro “sporco”. E il 7 aprile con la riunione dell’Eurogruppo fissata il nodo verrà al pettine.

Ma nel frattempo la Commissione ha iniziato a lavorare alacremente. Nella interlocuzione in particolare con uno dei paesi maggiormente coinvolti nella dialettica degli strumenti da introdurre per risollevare, anzi soprattutto ibernare, la situazione economica travolgente che si sta vivendo a seguito del lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19.

Ursula von der Leyen il 1° aprile ha fissato alcuni punti, rientrando dalle polemiche seguite alla “indifferenza” nei confronti dell’Italia e della sua messa in sicurezza. «Esistono già strumenti a livello nazionale per aiutare i lavoratori e le aziende in tempi di crisi, ma la situazione attuale sta mettendo a dura prova le finanze dei Paesi europei. L’Europa vuole dare una mano, stanziando nuove risorse per finanziare la cassa integrazione». Questo intervento dell’Unione si è manifestato in uno stanziamento fino a cento miliardi di euro in favore dei Paesi colpiti più duramente, a partire proprio dall’Italia, “per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto”. La misura vedrà attuazione con l’erogazione di prestiti garantiti da tutti gli Stati Membri che contribuiranno a rendere possibile il nuovo strumento, che si chiama “Sure”. «Aiuterà lavoratori e impiegati, aiuterà le aziende e sarà una boccata d’aria fresca per le finanze pubbliche italiane» ha detto la presidente. Uno strumento che guarda all’oggi ma anche al domani prossimo un sostegno europeo alla cassa integrazione quando “la domanda e gli ordinativi torneranno a crescere”, le persone potranno tornare a lavorare a tempo pieno.  L’altro intervento della Commissione europea farà leva sui residui di bilancio UE dedicati ai fondi comunitari che sarà impiegato (“ogni euro ancora disponibile”) per affrontare la crisi. E questa misura già alcuni osservatori dicono che sarà solo per l’Italia molto consistente perché permetterà di riutilizzare fondi non impegnati indipendentemente dal cofinanziamento concesso a livello nazionale e anche uno ‘spostamento’ delle risorse disponibili tra una regione e l’altra, dove magari c’è più bisogno. «Allo stesso tempo, la Banca europea di investimenti stanno aiutando le imprese europee – in particolare le piccole e medie – a trovare i finanziamenti di cui hanno bisogno in questa situazione di emergenza», come ha concluso la presidente. «Questa crisi è una prova per l’Europa. E non possiamo permetterci di fallire. Le decisioni che prendiamo oggi verranno ricordate per anni. Daranno forma all’Europa di domani».

Al monito della von der Leyen ha risposto il presidente Conte che sempre dalle pagine di Repubblica (sul quale anche la lettera della presidente era stata pubblicata) il giorno seguente, il 2 aprile, manda una risposta.  «Accogliamo con favore la proposta della Commissione europea», “è una iniziativa positiva, poiché consentirebbe di emettere obbligazioni europee per un importo massimo di 100 miliardi di euro, a fronte di garanzie statali intorno ai 25 miliardi di euro”. Ma secondo Conte “occorre andare oltre”, come? Come alcuni paesi già stanno facendo ad esempio gli Stati Uniti, che “stanno mettendo in campo uno sforzo fiscale senza precedenti e non possiamo permetterci, come italiani e come europei, di perdere non soltanto la sfida della ricostruzione delle nostre economie, ma anche quella della competizione globale.” Con quali strumenti si affronta questa sfida? Secondo il governo italiano è ritenuta valida la proposta di un European Recovery and Reinvestment Plan: «Si tratta di un progetto coraggioso e ambizioso che richiede un supporto finanziario condiviso e, pertanto, ha bisogno di strumenti innovativi come gli European Recovery Bond: dei titoli di Stato europei che siano utili a finanziare gli sforzi straordinari che l’Europa dovrà mettere in campo per ricostruire il suo tessuto sociale ed economico». Titoli che il presidente Conte sottolinea “non sono in alcun modo volti a condividere il debito che ognuno dei nostri Paesi ha ereditato dal passato, e nemmeno a far sì che i cittadini di alcuni Paesi abbiano a pagare anche un solo euro per il debito futuro di altri”.

Alla lettera di Conte si è aggiunta anche la posizione ulteriore del Ministro dell’economia Gualtieri. Nel Comunicato Stampa n° 67 del 3 aprile Gualtieri dopo aver sottolineato la necessità di “un vero salto di qualità nella risposta dell’Europa” ha messo in evidenza anche lo sforzo di dialettica in campo per mediare le varie posizioni tra gli Stati europei: “solo poche settimane fa c’era solo il MES con condizionalità” ma oggi la proposte che l’Eurogruppo presenterà al Consiglio europeo comprende esattamente ciò che la Commissione ha sostenuto: lo schema “Sure”, un significativo potenziamento del capitale della BEI per costituire un fondo per le garanzie ai prestiti delle imprese e un fondo per la ricostruzione da finanziare con bond comuni europei. «Tuttavia – ha affermato Gualtieri – l’Italia ha ribadito, trovando l’accordo di altri paesi tra cui la Francia, che non possiamo rispondere a uno shock comune e simmetrico con politiche fiscali asimmetriche che amplierebbero i divari tra Paesi». Secondo il titolare del Ministero dell’Economia la risposta comune europea sarà adeguata solo se: 1. comprenderà l’emissione comune di bond europei per finanziare i piani nazionali di risposta all’emergenza coronavirus; 2. in merito al Meccanismo europeo di stabilità sarà uno strumento utile solo se attivato senza condizionalità “diventando di fatto un fondo per la lotta alla pandemia”.