La didattica a distanza

In questi giorni di arresti domiciliari forzati, scusate l’espressione bruta, siamo tutti immersi nell’Oceano della vita, la vita ai tempi del Coronavirus. Ma ho parlato ai miei studenti e ho spiegato loro che il nostro Veliero corsaro naviga in mare aperto e la casa, in cui vivono con la loro famiglia, è la stiva di un Galeone con cui attraversare le insidie esterne e le paure interiori… Ora, da Corsaro di questo Galeone immaginario, ho deciso di farvi scrivere un Diario di Bordo da consegnare all’insegnante quando arriveremo in porto, sull’isola del tesoro… È questa la didattica a distanza che mi piace.

Cari ragazzi, raccontate la Storia di questi giorni passati come passa una specie di guerra nella vita… Sarà la vostra testimonianza di quello che abbiamo vissuto e che avete visto con i vostri stessi occhi. Soprattutto, quando rileggerete le pagine del Diario da grandi, ma con lo sguardo di quando eravate adolescenti.La didattica a distanza, (quasi) senza computer, si può realizzare con “la creatività dell’amore” (cit. Papa Francesco). Quindi, attraverso un processo maieutico, cioè dando gli stimoli giusti agli studenti, anche a distanza, affinché siano loro ad esprimere i loro tesori interiori e pratici, in modo che ciascuno possa esprimere se stesso, in maniera da offrire loro l’occasione per cercare dentro di sé il proprio talento, riconoscerlo, esternarlo. In altre parole, il computer è ridotto al minimo e al solo scopo di favorire un dialogo e di scambio di informazioni, ma può essere usato anche il telefono oppure whatsapp, anzi: sarebbe meglio usare il telefono, chiamare il ragazzo e ascoltarlo, ascoltare la sua voce, rispetto all’attività da svolgere. Tutto dovrebbe essere riorientato in coerenza con quanto sta accadendo oggi in Italia e nel mondo e non, invece, in modo decontestualizzato dalla realtà. Serve una didattica capace di formare ed educare gli studenti all’umanità, in sintonia con la natura e con gli altri. È necessaria una didattica rivolta sia alla ricerca delle verità che di indagine della realtà. Non dell’ipocrisia, del verosimile e della virtualità come accade oggi. Non attraverso la finzione delle lezioni audio-video con un’intera classe collegata, ma più distante di qualsiasi distanza possibile. Anzi, purtroppo, oggi viviamo nella distanza determinata dalla falsità della tecnocrazia che costringe gli studenti a stare, ogni giorno, per tutto il giorno, ore e ore davanti a uno schermo, un monitor, un display. La scuola, invece, è come il teatro, è uno spettacolo dal vivo. Quindi, la didattica deve essere viva, ravvivare le qualità dei ragazzi e non puntare sulle quantità. Qual è il messaggio che sta dando oggi la scuola con la didattica a distanza imposta dal Potere tecnocratico?