Il valore degli atti e delle parole

Tra settembre e novembre del 2018 vi sono due visite del viceministro Di Maio in Cina. Nella seconda occasione Di Maio parteciperà ad una cena con il presidente cinese Xj Jin Ping in cui si vantano le 50 aziende italiane che lavorano direttamente con la Cina e il loro contributo alle relazioni di sviluppo economico con l’Italia. Di Maio ha chiamato Xj, “Ping”, non una gaffe, un segno, non saprei dire quanto apprezzato, di confidenza. Magari Kissinger chiamava Mao, Dong. Il 23 marzo del 2019 “Ping” sarà ricevuto a palazzo Madama dal premier Conte. L’Italia ha scavalcato l’Unione europea e in un bilaterale con la Cina rilancia “la via della seta”. La stampa italiana parla di “incontro storico”. Questa politica è illustrata chiaramente dal governo. L’Italia deve cercare altri acquirenti del proprio debito e realizzare “investimenti con rendimenti più elevati di quelli offerti da America e Germania”. Si sottolinea come la Cina possegga tremila miliardi di dollari in riserve valutarie, e le si dice che in passato, prima dell’opportunità italiana, sarebbero state “investite in modo non del tutto ottimale”. L’investimento in Italia è l’ottimalità. Pechino viene indicata come la soluzione a debito e spread. L’autentico genio di quest’operazione, non è Di Maio, e manco Conte, ma il sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci, dieci anni vissuti in Cina parla mandarino, sedicente allievo del premio Nobel Franco Modigliani. Geraci costituisce presso il Mise la “Task Force Cina” con il proposito “di potenziare i rapporti fra Cina e Italia in materia di commercio, finanza, investimenti, cooperazione in paesi terzi, ricerca e sviluppo”. Secondo questo progetto, l’Italia diviene”partner privilegiato e leader in Europa in progetti strategici” con la Cina.
Agosto 2019, poche settimane prima della crisi di governo provocata dalle dimissioni di Salvini. Ora a dicembre dello stesso anno, di fronte alle immagini provenienti da Whuan è plausibile che il partner strategico, l’amico “Ping” non abbia fatto presente ai partner privilegiati italiani della situazione che si stava verificando in una provincia di quelle dimensioni? È possibile che “Ping”, abbia preferito non allarmare i nuovi amici italiani nascondendo l’emergenza? E da parte loro, Di Maio e Conte, non hanno ritenuto opportuno, quale che fossero le informazioni fornitegli da Xj, porsi una questione concernente le aziende italiane sul posto che fanno la spola continua fra i due paesi? Conte e Di Maio si sono preoccupati di verificare dove fossero concentrate queste aziende italiane e se per caso avessero fatto scalo a Whuan, o fossero attive addirittura fra l’Italia e Whuan per tutti i mesi di dicembre e gennaio? Perché sulla base di queste 50 aziende italiane in Cina, dei loro partecipanti, delle loro residenze, dei loro spostamenti e contatti, il governo italiano avrebbe potuto compiere una mappatura precisa come quella sudcoreana senza violare le privacy delle persone e isolare preventivamente chi si doveva per evitare i contagi. Michele Geraci, che tutta la stampa italiana aveva descritto come un formidabile conoscitore della realtè cinese, una telefonatina a qualcuno sul posto per capire cosa succedeva, non ha pensato di farla? Conte o Di Maio non hanno ritenuto per caso chiedere a Geraci, in che cazzo di casino ci siamo trovati? O davvero il governo italiano dopo aver lanciato “la via della seta”, ha ritenuto che i rapporti strategici fossero immuni dalle questioni sociali, o il governo cinese ha nascosto completamente i rischi che vi erano connessi ed il governo italiano nella più assoluta incoscienza, si è fidato di chi negava l’evidenza. Ciononostante il premier Conte, 3 febbraio 2020, quest’anno, si presenta in televisione, per rassicurare l’opinione pubblica. Qualunque fenomeno possa presentarsi, il nostro sistema saprà controllarlo ha detto testualmente. Lo stesso tre febbraio un comune del lodigiano aveva chiesto di essere messo in isolamento a seguito di un primo focolaio di cv19. La Regione Lombardia, ascoltate le rassicuranti parole di Conte, ritiene di non dover intervenire, fino al sei febbraio, tre giorni, quando capisce davanti alla tragedia, che le parole di Conte non valevano niente. Ora il problema è, quanto ci metteranno gli italiani a capire il valore delle parole e degli atti di Conte e dei suoi giannizzeri, virologi o meno, che siano?