Panebianco sul Corriere: «I Virologi facciano un passo indietro»

Angelo Panebianco oggi sul Corriere della Sera si è interrogato sul ruolo (importante) che ha rivestito la scienza in questa prima fase dell’emergenza. Ora, però è la politica che deve tornare a dire la sua, perché non possiamo giocare a lungo alla dittatura sanitaria. «Non si deve passare da un estremo all’altro. Anche coloro che non capivano hanno ora appreso, nel modo più duro e tragico, la lezione secondo cui non si può fare a meno degli esperti, di coloro che dispongono di competenze specialistiche. Passare all’estremo opposto significherebbe adottare due idee ugualmente sbagliate. L’idea, in primo luogo, secondo cui gli esperti (in questo momento medici e manager dell’organizzazione sanitaria) possano sostituirsi ai politici, decidere anziché limitarsi a consigliare. La politica deve necessariamente servirsi di competenze specialistiche ma poi la decisione spetta sempre a quel particolare «esperto» (esperto in «sintesi», esperto nel prendere decisioni che si sforzino di tenere conto dei vari fattori in gioco) che è il dirigente politico, colui o colei che governa. La seconda idea sbagliata è quella di credere che la competenza settoriale (ogni competenza, per definizione, lo è) che più serve nel momento presente sia l’unica alla quale ci si debba affidare.

Il governo ha fin qui utilizzato a scopo consultivo, per combattere la pandemia, un comitato tecnico-scientifico composto prevalentemente di responsabili della sanità e di medici. Era probabilmente la cosa migliore nella prima fase di questa tragedia. Ma ora che forse il picco della pandemia è stato raggiunto o sta per essere raggiunto, ora che si comincia a sperare in un ritorno a condizioni più vivibili entro qualche settimana, è forse giunta l’ora di mettere in gioco anche altre competenze, indispensabili quanto quelle degli epidemiologi, dei responsabili della sanità, degli specialisti della protezione civile. All’attuale consiglio tecnico-scientifico ora potrebbe, e forse dovrebbe, essere affiancato un altro consiglio di esperti. O, ancor meglio, il consiglio tecnico-scientifico potrebbe essere allargato e parzialmente modificato nella sua composizione per fronteggiare la seconda fase che ora forse si apre. Sono molte le competenze che, accanto a quelle degli epidemiologi e dei responsabili della sanità dovrebbero essere rappresentate in questo ipotetico comitato allargato: esso dovrebbe includere rappresentanti ed esperti indicati dalle principali categorie produttive, economisti con un’autentica conoscenza della struttura occupazionale del Paese e del sistema produttivo, specialisti dell’amministrazione che indichino le strategie per superare lacci e inefficienze burocratiche (sugli effetti negativi di quelle inefficienze ha scritto Daniele Manca, Corriere del 1° aprile), costituzionalisti che aiutino la politica a ridurre al minimo indispensabile gli «strappi» provocati dall’azione del governo nel tessuto costituzionale. Rimanendo su quest’ultimo aspetto, per esempio, un costituzionalista di rango certamente aiuterebbe il governo a presentare (meglio di quanto non si sia fatto fino a ora) le limitazioni della libertà imposte dalla pandemia come un fatto eccezionale e limitato (limitatissimo) nel tempo di cui il presidente del Consiglio – sentito il Capo dello Stato e consultata l’opposizione – si assume l’esclusiva responsabilità di fronte al Paese».