Non sviliamo l’esame di Stato

Anche in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, è necessario, anzi, è doveroso pensare al futuro delle nostre giovani generazioni, che rappresentano la speranza ed il futuro del nostro Paese, un vero e proprio investimento produttivo, in termini di sapere e di competenze.

Non si può, quindi, pensare di condizionare ancor più il loro percorso scolastico e formativo, già abbastanza compromesso dalla lunga interruzione delle lezioni, con la riduzione dell’esame di stato ad una generica prova a distanza, come proposto dal governo.

Occorre considerare, infatti, che il titolo di studio (diploma), rilasciato al termine di un corso di studi secondario superiore, ha ancora valore legale e consente l’iscrizione all’università, la partecipazione a concorsi pubblici, l’accesso a graduatorie in vari ambiti lavorativi, l’accesso diretto al mondo del lavoro.

Il titolo, su cui molti studenti, seri e volenterosi, hanno riposto tutte le loro speranze ed aspirazioni ed in base al quale intraprenderanno il loro percorso di vita, non può essere il risultato di una prova a distanza, che non offre garanzie di trasparenza, obiettività ed oggettività, specie nella valutazione finale.

Come già proposto precedentemente, sarebbe opportuno, nel caso che le lezioni vengano definitivamente sospese, rinviare le prove, per una maggior cautela sanitaria, al mese di luglio, esaminando in presenza i singoli studenti, sia attraverso una prova scritta o test sulle materie d’indirizzo, specifiche del corso di studi, sia attraverso un colloquio pluridisciplinare.

In tal modo, la commissione esaminatrice potrebbe interloquire più agevolmente con lo studente, rispetto alle non sempre efficienti modalità tecnologiche della comunicazione a distanza, ed oltre al curriculum dello studente, avrebbe a disposizione maggiori e più obiettivi elementi di valutazione.

Una procedura certamente più lunga e complessa, ma che recupererebbe parte della serietà e della formalità dell’esame di stato.