Non è uno scandalo pensare oggi alla normalità

La curva continua a scendere, i dati dell’Eief rimangono sostanzialmente confermati, con un rientro all’obiettivo previsto in molte regioni in italiane entro 2-3 settimane, con l’eccezione della Toscana per la quale occorrerà aspettare i primi di maggio. Al di là delle incertezze e dei balbettii del Ministero della Salute e della Protezione Civile, qualcosa la possiamo già segnare. Dal 14 si dovrebbero riattivare molte grandi industrie, quelle sin qui definite non essenziali e parte del piccolo esercizio, cioè quei negozi dove il rapporto tra clientela e titolare è 1:1, cioè barbieri, parrucchieri, estetiste e tutte quelle attività in cui sia possibile prenotare e cioè evitare che due clienti si possano trovare contemporaneamente nel negozio. Le librerie dovrebbero ripartire subito. Entro la fine del mese però è importante che riaprano, con alcune limitazioni, anche bar, ristoranti, centri scommesse: distanza di sicurezza di due metri e impianti per il ricambio dell’aria. Limitazioni anche quando ripartiranno i trasporti. Si temono i ponti del 25 aprile e del 1 maggio e per cui è assai probabile che per il ripristino delle libertà individuali e di spostamento occorrerà aspettare il 4 maggio, anche perché, come ricordato da Valerio Onida, già presidente emerito della Corte costituzionale, un decreto limitativo di una libertà costituzionale non può essere rinnovato (e la scadenza è il 10 maggio). Quanto prima si dovrà discutere la questione degli stabilimenti balneari, che a giugno devono riaprire con regole tutte da scrivere. Rimane aperto il quesito della scuola: si torna sui banchi a metà maggio oppure no?

Il contenimento dovrebbe essere sufficiente per questa prima fase, sperando che il caldo contribuisca. Per il momento difficile pensare alla riapertura di teatri, cinema, stadi, grandi eventi. Inutile, in questa fase, ogni idea di violenza della privacy, dai termoscan ai tamponi a tappeto. Il virologo Fabrizio Pregliasco ha chiarito: «Fare a tutti il tampone è impossibile e inutile: dice solo se in un determinato momento sei positivo, non se lo diventi il giorno dopo». Una cosa è certa: la seconda fase deve lasciare alle spalle l’assolutismo sanitario che ha governato queste fasi di emergenza. La parola deve tornare alla democrazia. In troppi si stanno crogiolando con un certo piacere su pagine e iniziative che debbono restare ben salde nel nostro passato.

Sull’argomento abbiamo sentito anche Giuseppe Manuli, responsabile della zona jonica del Pri e membro della direzione regionale in Sicilia.

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