La solidarietà nazionale per tornare alla politica democratica repubblicana

Il dopo pandemia porterà ad una situazione che mette in discussione i fondamenti stessi delle democrazie mondiali e i modi per affrontare i livelli di civiltà e di libertà così come si sono sviluppati negli ultimi 70 anni. Molti centri di analisi economici riportano dei dati congiunturali nel breve e medio periodo che fanno tremare i polsi a tutti, grandi e piccoli paesi.
Riportano dei dati che sono inevitabili, Trump ha stanziato 2000 miliardi di dollari e stanzierà tutti quelli necessari per non far pagare alle imprese e ai cittadini la crisi provocata dalla paralisi del sistema produttivo per vincere la pandemia. Lo stato si accollerà il debito e l’economia ripartirà limitando al massimo il danno. Ma a governare con cognizione di causa la complessità della situazione, sopratutto in Italia, occorre qualcuno che abbia la consapevolezza di ciò che abbiamo di fronte e che sappia cosa occorre fare e tutti insieme. Finendo con la stagione dell’odio del sistema bipolare che rincorre il potere, per avviare la stagione dello sforzo collettivo in grado di mettere in campo tutte le potenzialità culturali, politiche, economiche e sociali per favorire l’interesse generale. La solidarietà nazionale per definizione unisce non divide e a guidarla non può essere qualcuno di parte che ha guidato la stagione divisiva. Quando? Appena il picco della pandemia sarà superato e deve iniziare la ricostruzione. Investire 25miliardi e dire che metteranno in moto 350 miliardi di investimenti significa non aver capito nulla di ciò che è necessario fare. Perché i 500 miliardi della Germania ne metteranno in moto 7000 di miliardi. Qui occorre capire che lo stato deve mettere a debito tutto ciò che è necessario per difendere il reddito che il blocco produttivo comporta e dare la liquidità necessaria a tutti per reggere la domanda e non chiudere le attività produttive dalle più piccole alle più grandi e poi facendo investimenti strategici nel sistema infrastrutturale in un programma a lungo termine di rientro graduale dal debito e facendo anche quei tagli che ristrutturano la spesa pubblica. Ad esempio bisogna fare una riforma dello stato che tagli Regioni, province, rimoduli il sistema sanitario nazionale, passi da 8000 comuni a 600 comuni, e a 23 Città Metropolitane. 6/7 macroregioni con compiti esclusivi di programmazione. Insomma la solidarietà nazionale a guida Mario Draghi deve rilanciare l’idea che guidò i costituenti cioè che la Repubblica è un patto sociale con regole condivise e dove lo scopo della politica è governare l’interesse generale e la dialettica fra le forze politiche verte su un governo espressione della volontà popolare e un’opposizione che controlla che l’interesse generale sia perseguito. I repubblicani non possono omologarsi ad una concezione della politica intesa come lotta perenne per la conquista del potere che divide in uno schema del secolo passato destra sinistra che non ha più ragione di esistere. Perché il sistema bipolare per la conquista del potere sviluppa una politica della spesa pubblica corrente per soddisfare le esigenze corporative, assistenziali più funzionali al sistema clientelare e parassitario che al sistema della modernità e del bene comune. La lotta per la conquista del potere destra- sinistra che i populisti, catto comunisti al governo o dei sovranisti, populisti di destra sono inadeguati entrambi sia ai fini del rilancio della nostra economia, sia per fare sinergie europee e rilanciare la economia europea e non solo una moneta.
C’è una concezione dei corporativismi in servizio permanente che denunciavano Francesco Compagna e Ugo La Malfa che DC e PCI hanno portato avanti facendola pagare alle disuguaglianze sociali e territoriali. Noi siamo la coscienza civile della Repubblica e ogni politica, ogni iniziativa che denuncia questa deriva bipolare basata per la rincorsa di meccanismi di sovrastrutture clientelari, di enti inutili, di metodi organizzativi e gestionali burocratici e assistenziali, tesi a creare una rete di consenso elettorale è un’ azione rivoluzionaria. Per conquistare la modernità fatta di conoscenza, di modelli logistici e dei servizi integrati che creano sistemi organizzativi e qualitativi per i cittadini e le imprese per creare occupazione e giustizia sociale. Noi abbiamo indicato lo strumento della programmazione e della politica dei redditi che sono la sintesi di tutta la vera politica keynesiana fatta di interventi ed investimenti pubblici e di tagli di tutte le inefficienze. Ugo La Malfa è stato il vero interprete della politica keynesiana. Perché portava la politica ad occuparsi del patto sociale non delle scelte della carità misericordiosa o del blocco di classe, entrambe funzionali alla concezione clientelare del potere ed entrambe espressione di una concezione moderata non di una sinistra democratica riformatrice. Se ci omologhiamo a destra o sinistra noi non abbiamo più ragione di esistere perché tradiremmo la concezione Mazziniana del dovere, e la concezione di Ugo La Malfa di governo di una società pluralistica e moderna dove ogni ceto sociale esercita una funzione di responsabilità verso l’interesse generale e non una funzione corporativa utilitaristica verso l’interesse particolare.
La nostra concezione emancipa i più poveri verso una condizione di promozione sociale e valorizza il ceto medio che rappresenta l’ossatura produttiva del paese. La concezione di classe o di rappresentazione delle corporazioni più forti che contraddistingue destra e sinistra e funzionale ad un meccanismo che dilapida risorse che potrebbero modernizzare il paese e raggiungere riequilibrio territoriale e sociale e quindi nella sua logica è fondamentalmente conservatrice. Chi sostiene questa logica credendo di schierarsi con questa sinistra del blocco sociale assistito con carità e non con occupazione fa l’interesse dei conservatori perché aumentano le differenze sociali, ma sopratutto si creano cittadini che si abituano a servire chi elargisce loro un sussidio, non chi li libera con un lavoro dal bisogno e quindi crea il cittadino libero e virtuoso. Noi portiamo una visione terza, alternativa al corporativismo assistenziale di destra e sinistra e perciò dobbiamo creare una forza terza ed autonoma che può allearsi e contrattare dopo, per il governo del paese, ma che non può legarsi prima delle elezioni, ad una o l’altra delle due concezioni politiche. Siamo gli interpreti dei valori fondanti della Repubblica e siamo rivoluzionari nello stesso tempo, perché diamo una speranza ai giovani, al merito, alle istanze più moderne della ricerca e del sapere, alla libertà di culto, alla valorizzazione delle libertà individuali in una concezione di doveri e diritti che aiuta la solidarietà, il rispetto delle leggi, valorizza le istituzioni, taglia la burocrazia e snellisce lo stato, valorizza la cultura come educazione, e le culture politiche come sale della democrazia.
Per fare questo abbiamo bisogno di finirla con la stagione dell’odio, del nemico come collante di politiche di schieramento, della divisione. Per recuperare quel patriottismo costituzionale repubblicano che è amore per il proprio paese ma in una concezione della patria che è l’Europa politica e democratica di Mazzini, che è la civiltà occidentale. Possiamo trasformare l’incubo della pandemia, in una grande occasione di maturità democratica e noi non possiamo che essere l’avanguardia di questa stagione.