Il terrore a mezzo stampa: «Il virus è nell’aria». Un titolo che farà molti danni

No, il buon giornalismo ancora non è pervenuto. La Repubblica è un giornale strano. Il coro per eccellenza della #milanononsiferma, quelli per cui era solo un’influenza, e gli altri cialtroni da strapazzo, quelli che Burioni ha detto che in Italia  il rischio è zero. E non perché era un veggente ma perché facevano prevenzione, eravamo preparati, insomma: si stava già lavorando. Ora, con una giravolta da paraculi, si cambiano casacche e cori. Ma gli imbecilli restano sempre gli altri. Adesso bisogna dimostrare il virus la paura che fa. Conte è il Salvatore. E in nome dell’emergenza bisogna accettare di tutto, anche l’idea di una dittatura sanitaria, anche l’idea di starsene zitti e buoni in casa fino a quando non si trova un vaccino. Senza lavorare, va da sè. E poi ci sono i titoli. Da la Repubblica almeno uno non si aspetta clickbait, cose strillate. Si aspetta piuttosto titoli asciutti, misurati, come vorrebbe la tensione del momento. Macché. 


Ci pensa Wu Ming. Il titolo record nelle condivisioni social di oggi è «Il virus circola anche nell’aria / L’oms si prepara a rivedere le linee guida», con tanto di foto di una mascherina, così, per allegerire. In realtà è già tutto lì. Il terrore è servito. Non servirebbe nemmeno cliccare dentro. E invece. Si citano due articoli stranieri, uno del 17 marzo, un altro del 26. E fin qui. Solo che l’articolo del 27 non sta parlando del Coronavirus, ma di uno studio fatto sul Sars-Cov2, e sta semplicemente ribadendo l’ovvio: cioè che con uno starnuto l’agente patogeno può arrivare anche a 7-8 metri di distanza. Un rischio reale, sì, ma l’articolo precisa: in ambienti chiusi. Anche l’articolo del 26 parla di “ plausibilità della trasmissione via aerosol, ma anche in questo caso le implicazioni – e implicite raccomandazioni – riguardano ambienti chiusi e grandi concentrazioni di persone. Il focus dello studio è la permanenza del virus su superfici di diversi materiali, con esplicito riferimento al contagio ospedaliero e ad assembramenti di massa: «nosocomial spread and super-spreading events”. Commentano da Wu Ming: «Partire da questi due articoli per titolare ansiogenamente “Il virus è nell’aria” è un bel balzo di tigre, non c’è che dire».

Infine un’ultima considerazione. Il titolo dice: l’Oms si prepara a rivedere le norme. Solo che nel testo si cita il solo David Heymann, responsabile del panel sul SARS-Cov2 dell’OMS che per la precisione dice: «Stiamo studiando le nuove linee scientifiche e siamo pronti a cambiare le linee guida, se necessario».

La classe politica sta affrontando l’emergenza sanitaria in modo discutibile, e va bene. Ma la notizia è sempre la stessa: la stampa tutta difficilmente è adatta alle situazioni che racconta.