Garantire la filiera dei beni primari

«In questi giorni gli imprenditori agricoli devono gestire i primi raccolti (è il caso, per esempio, degli asparagi e delle fragole; in generale della frutta), svolgere attività di manutenzione dei vigneti e cominciare a programmare la raccolta estiva», lo scrive Pierre Zanin, coordinatore regionale del Pri in Veneto.

«Per assicurare il funzionamento delle filiere, in questo periodo il settore agricolo richiede circa 200.000 addetti. In genere l’offerta di lavoro è soddisfatta soprattutto da manodopera straniera, in particolare proveniente dalla Romania e dalla Polonia, oggi di fatto impossibilitata a raggiungere l’Italia per effetto della chiusura delle frontiere causata dalla diffusione del Coronavirus.

A questi oggi ne vanno aggiunti altri circa 50.000 che – in modo diretto o indiretto – sono entrati in contatto con il virus e non possono lavorare.

Oggi dunque le imprese agricole fanno i conti con circa 250.000 addetti in meno che stanno mettendo a serio rischio i raccolti, e cioè le filiere dei beni primari, oltre che la sopravvivenza stessa delle aziende».

Per fronteggiare la situazione, il Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha proposto di impiegare nelle aziende agricole chi percepisce il reddito di cittadinanza e di reintrodurre, solo momentaneamente, lo strumento dei voucher per i lavoratori del settore.

«Giansanti sottolinea che per utilizzare nel settore agricolo chi usufruisce del reddito di cittadinanza “andrà trovato uno strumento che possa consentire a queste persone di non perdere il diritto all’assegno, perché noi offriamo un arco temporale limitato rispetto alle attese sul lavoro di queste persone”.

Per il Presidente di Confagricoltura, tuttavia, “ci sono tutti gli elementi per trovare un accordo tra impresa e lavoratore salvaguardando i diritti di chi percepisce il reddito e permettere all’azienda di poter contare su un cittadino italiano al quale, grazie anche al fattore lingua, poter insegnare velocemente quello che è necessario fare all’interno di un’azienda agricola”.

Con i voucher”, afferma Giansanti, “noi diamo la possibilità ai cittadini italiani, che magari sono senza lavoro, di farlo nelle aziende agricole. L’impalcatura normativa non è semplice ed è per questo che abbiamo chiesto, solo temporaneamente, solo per l’emergenza Coronavirus, la reintroduzione dei voucher, perché permettono alle imprese di sostituire il lavoratore. Lo strumento del voucher semplificherebbe molto la vita alle imprese. Inoltre, tutti i giovani che in questo momento non possono studiare e hanno del tempo libero potrebbero venire a lavorare in campagna. Quello del voucher è uno strumento di semplificazione, molto apprezzato da tutti noi”.

Condividiamo le proposte di Confagricoltura perché funzionali allo scopo di garantire il funzionamento della filiera dei beni primari (la produzione dei beni a disposizione dei Cittadini consumatori, la continuità delle aziende agricole), indispensabile nella situazione in cui ci troviamo,e giuste sul piano sociale ed educativo.

Auspichiamo che il Governo le recepisca e, coinvolgendo le Parti sociali, vari al più presto gli strumenti idonei ad evitare una crisi semplicemente drammatica del settore agricolo con effetti pericolosissimi sulla filiera dei beni primari».