Lo stato dell’arte. Europa dove vai?

L’Unione europea si trova ad affrontare una delle sfide più complesse della sua storia. Dal momento della sua fondazione infatti l’Ue è stata varie volte sotto attacco dal punto di vista geopolitico ed economico. Questa volta però il nemico è un nemico diverso ed inaspettato: Una pandemia globale che rischia di avere delle forti implicazioni politiche, economiche e sociali. L’Ue è dunque chiamata a mostrare il suo “volto umano” ed aiutare, con tutti i mezzi disponibili, gli stati membri colpiti dal COVID 19. 

L’Ue ha adottato immediatamente delle risposte che potessero garantire ai paesi membri risorse economiche per fronteggiare la crisi: Sospensione del patto di stabilità e lo stanziamento da parte della BCE di un piano da 750 miliardi di cui 220 a disposizione del governo italiano. Tuttavia, per molti l’Ue non ha fatto ancora abbastanza. Nelle ultime settimane infatti sta tenendo banco la proposta di istituire delle obbligazioni per coprire le spese legate alla diffusione dell’epidemia: i cosiddetti corona bond. 

La questione legata ai corona bond riflette un dibattito più ampio tra paesi membri dell’unione europea. Germania, Olanda, Austria e Finlandia da un lato ed i paesi mediterranei, Italia in testa, dall’altro. I primi storicamente legati ad una cultura economica caratterizzata da conti pubblici in regola e da politiche economiche da sempre volte ad evitare un debito pubblico eccessivo e non sostenibile. I paesi mediterranei di contro hanno sistematicamente fatto ricorso a questo strumento. L’emissione di Corona Bond inoltre rappresenterebbe una risposta comune, per alcuni federale, in grado di rappresentare un passo significativo verso una politica fiscale integrata a livello europeo.

Un altro quesito fondamentale che si pone in questi giorni di crisi riguarda la struttura istituzionale dell’Ue. Ci si domanda infatti: «Che tipo di Unione abbiamo davanti?». Senz’altro un’unione quasi federale in ambito economico, commerciale e monetario ma incompleta su politiche altrettanto fondamentali come la politica fiscale e sanitaria. L’Ue infatti non ha alcuna competenza esclusiva ma solamente di supporto e coordinamento per quel che riguarda la gestione dei sistemi sanitari che rimangono, ad oggi, gelosamente nelle mani dei decisori politici nazionali. 

Infine, in un sistema internazionale sempre più complesso caratterizzato da ‘vecchie’ e ‘nuove’ grandi potenze l’Ue sembra essere, citando le parole di Romano Prodi, un vaso di coccio tra Stati Uniti e Repubblica Popolare cinese. Inoltre, le ricette economiche adottate dall’Unione non sono ancora paragonabili dal punto di vista economico a quelle di altri attori globali come Stati Uniti e Repubblica popolare cinese. Entrambe infatti, con le dovute differenze, sembrano essere maggiormente in grado di dare risposte concrete alla crisi del COVID 19. 

Su questo argomento abbiamo sentito anche Alessandro Denaro, giovane studioso di economia e politiche europee.

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