Bob Dylan e l’abisso peggiore

Andate sul sito ufficiale di Bob Dylan! Andate sul web! Su You Tube… aprite le orecchie e sgranate gli occhi! C’è la foto di JFK e, affianco, una dedica. «Thanks to all…God bless you and stay safe!». Sua Bobbità ha pubblicato un’elegia funebre , un epitaffio, a proposito della perdita di innocenza del sogno americano. Ma non solo.
È un brano che sin dal titolo (Murder Most Foul) probabilmente tratto dall’Amleto di
Shakespeare, atto I, scena V, richiama i giorni più bui. Ci consegna un poema lungo
sedici minuti, quasi diciassette, in cui le parole sono ben chiare, fuori ogni metafora,
e ben scanditi coma mai prima d’ora. L’ ”omicidio più disgustoso” è quello del 22
novembre del 1963. Quando l’America perse la sua verginità. Strano. Una
coincidenza. Proprio in questi giorni pandemici. Dylan lo butta giù in fretta. Di notte.
Avverte una sensazione di urgenza. Raccoglie un pianista, un violinista, un
percussionista e si infila in studio. Ha le idee ben chiare. Anche se dentro c’è
l’oscurità. Le parole scorrono su un giro blues senza pietà. Con una evidenza
potentissima. Sua Bobbità sente l’abisso. Lo percepisce e ce lo vuole dire
esplicitamente anche a noi. Vuole che sappiamo che è venuto il momento di
restituire i nostri debiti. Dobbiamo pagare per tutto il male. Il “Sacrificio” è stato
compiuto durante “a dark day in Dallas, novembre ‘63/A day that will live on in
infamy/President Kennedy was a ridin’high/Good day to live and a good day to
die…”. E giù con cinque strofe in cui scorrono citazioni bibliche, versi di canzoni pop,
film, dive del cinema, personaggi della cronaca e della musica. I demoni dei nostri
tempi e gli angeli dell’oscurità. Gli angeli sono i jazzisti eroinomani che hanno
pagato per noi il prezzo. Stan Gets, Oscar Peterson, Art Pepper, Thelonius Monk… e
anche Stevie Nicks (troppo dolce e fragile per rimanere su questa terra). Dylan si
muove omericamente. È l’autore collettivo della fine della contemporaneità.
Riemerge il predicatore di Slow Train Coming, Saved e Shot Of Love. I tre album
intrisi di misticismo in cui la sua matrice ebraica si fonde con il cristianesimo
messianico dei New Born Christians. Ma è anche il Bob di Hard Rain ‘gonna fall.
Lo stesso spirito. La stessa urgenza. La stessa missione. Quella cattiva pioggia è
caduta. Sta cadendo proprio in questi giorni. Ne è vittima anche il suo amico Jackson
Brown. Ma è stato colpito per sbaglio. Il bersaglio siamo noi. E venuto il momento di
restituire tutto. Non c’è differenza. Non esistono buoni e cattivi. Ma peccatori e
angeli. E allora “…suona Please Don’t let me be misunderstood e suona per Jackie,
suina per la First Lady… suona Don Henley e suona Genn Frey (angelo desolato anche lui e senza ali pur essendo uno degli Eagles)… suona per Carl Wilson… suona
Mistery Train… non si preoccupi, Presidente, l’aiuto sta arrivando e ci sarà un
inferno da affrontare…” . Non c’è scampo. Non c’è Salvezza. Non c’è Redenzione. E
allora suoniamo Jerry Roll Morton, suoniamo Cole Porter (Anything Goes). Suoniamo
The Blood-stained Banner e Murder Most Foul. Il tempo è finito. Il tempo è
scaduto. Dopo l’abisso c’è solo lo schianto.