Polini: «Presto per parlare di responsabilità. Ma occorrerà approfondire molte cose»

“Del senno di poi ne son piene le fosse”, scriveva Alessandro Manzoni nel suo capolavoro I promessi sposi. E con il senno di poi, da qualche tempo, è partita la caccia alle responsabilità. Addirittura penali, per Luca Di Carlo e per Carlo Taormina che hanno denunciato Conte, Speranza e tecnici per quanto sta succedendo in queste settimane.

Presto per parlarne, ci sono 4 inchieste in Cina, di cui una militare, ma non è ancora chiaro se il virus girasse in Europa a novembre e dicembre 2019, bisogna far chiarezza su quanto avvenuto in Cina prima del 23 gennaio, quando è stato dato ufficialmente l’allarme. Il Governo ha poi sottovalutato l’emergenza? Perché dal 23 gennaio, e fino all’8 marzo, è un quotidiano invito a uscire, consumare, socializzare. Con i giornali a far da grancassa. Tutti uniti e compatti, un unico coro. Eppure dovevano essere settimane decisive per il contenimento, forse senza la durezza dei primi decreti.

Si è detto: il vulnus scoperto è lo stato in cui dieci anni di tagli hanno lasciato il sistema sanitario in Italia. 37 miliardi tagliati alla sanità, medici costretti ad emigrare, specializzazioni rilasciate per corruzioni, ricerca finanziata con meno di niente, 5000 letti di terapia intensiva per 60 milioni di cittadini. «Chiudiamo questa partita del coronavirus», scrive Taormina, «e poi la rivolta deve essere fatta solo a colpi di galera anche e soprattutto nei confronti di quei governanti che hanno detto il falso sulla gravità della situazione mentre preparavano lo strangolamento dei cittadini, nella speranza che le carenze del sistema non emergessero».

Quei tagli sono stati imposti da una cultura, quella dei conti virtuosi e dei vincoli di bilanci, per stare in Europa. Ed oggi anche i più convinti europeisti sono delusi dal comportamento di Olanda e Germania prima di tutto. «L’Europa è a un bivio», si dice in coro. «O si aprono i cordoni della borsa in nome della solidarietà, oppure si archivia tutto».

Abbiamo intervistato Michele Polini, segretario dell’unione romana del PRI.

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