Pier Vittorio Tondelli e i nostri giorni malati

L’altro giorno abbiamo ricordato Alberto Arbasino. Ne abbiamo parlato perché ci ha lasciato un grande scrittore che è stato anche un Repubblicano, un uomo libero. Ci è venuto in mente (e nel precedente articolo l’abbiamo citato) il suo rapporto con Pier Vittorio Tondelli. Come lui raffinato osservatore dei nostri costumi. «Rileggo la sua dedica… Un po’ di filologia della nostra gioventù», scrisse su L’Espresso Arbasino, il giorno dopo la morte dell’amico. «Se ne è andato così giovane!».
Allora ricordiamolo un po’, Tondelli.
Chi scrive lo conobbe nell’anno della sua fine. Gli telefonava da un bar e il rumore dei gettoni che cadevano risuonano ancora nella testa.
Pier Vittorio Tondelli. Narratore. O anche indagatore della contemporaneità, esploratore di tendenze, cercatore di storie, esperto di arte, divoratore di esperienze, testimone di mutamenti del costume, talent scout, animatore culturale infaticabile, inventore di iniziative editoriali, fotografo dell’immaginario, pittore della gioventù e quant’altro ancora. Ma la definizione che lui amerebbe è molto semplice. Scrittore.
In effetti è davvero impresa complessa definire l’attività di Tondelli. La sua esperienza travalica qualsiasi genere artistico.
Ma c’è da dire innanzitutto che Pier , o Vicky, si fa notare subito per la sua vocazione letteraria.

Uscito dalla nidiata con Palandri, Piersanti e gli altri del Dams del settantasette, immediatamente sforna una fotografia generazionale che potrebbe tranquillamente essere una sceneggiatura cinematografica.
Si tratta di Altri Libertini. Con quest’opera egli ricostruisce la fine del “movimento” da un punto d’osservazione diverso, da una angolazione laterale. Riproducendone i linguaggi e lo slang dell’epoca egli scegli di mettere al centro i marginali, i droup out, gli eroinomani, i trans, quelli che abitano la provincia e che vivono nelle stazioni. È subito un successo.
Il secondo romanzo si chiamerà Pao Pao ed è la storia di una educazione sentimentale vissuta sotto la naja. Qui si avverte l’eco dell’amico Arbasino. Una scrittura che prende spunto dalle neoavanguardie e del Gruppo ’63. Ma, come l’amico, con grande sarcasmo e ironia ne smonta le peculiarità sonore (A.A. a Tondelli… non ne posso più di questi scrittori che fanno coccodè! Ricordate?).
Sarà poi la volta di Rimini e qui lo scrittore decide di confrontarsi col romanzo di genere. Siamo nel 1985. Ovviamente questo è il romanzo del successo vero. Centinaia di migliaia di copie vendute. Tondelli è famoso e tradotto anche all’estero. Ormai viene trattato come una star. Lui, così discreto, si ritrova a dover schivare flash e a firmare autografi. Bazzicatore notturno di locali, ormai non può fare più un passo senza essere riconosciuto. Bella seccatura per uno come lui.
Ma gli anni passano (solo dieci dal suo esordio) e la vita si abbatte su Pier con una violenza tragica. Inizia a lavorare su una sorta di “fenomenologia dell’abbandono”. Inizia a scrivere lettere agli amici più stretti. Piccole prose poetiche poi raccolte in un prezioso capolavoro uscito in prima edizione per un piccolissimo editore. Ogni pagina una dedica e le iniziali della persona a cui è dedicata. Si tratta di Biglietti Agli Amici, poi ripubblicato da Bompiani in decine di migliaia di copie. Dentro c’è il Barthes di Frammenti Di Un Discorso Amoroso e la Bachmann de Il Trentesimo Anno. Ma ci sono anche versi tratti da canzoni di Leonard Cohen. Citazioni tratte dall’Antico Testamento. Dal Quelèt. Ma anche Morrissey, gli Smiths e la musica di quegli anni…
Tondelli si ritira nella sua casa a Milano in Via Abadesse. Non vuole saper più nulla del successo. Ha bisogno solo di ripensarsi in solitudine.

Nel suo isolamento produce quello che sarà il suo capolavoro. Il suo testamento.
Camere Separate racconta la tragedia della malattia, l’esplodere dell’Aids ma non solo. Racconta dell’amore e del bisogno di avere una famiglia. Mentre accompagna il feretro del compagno ucciso sa che presto toccherà a lui ma per quelli come lui, per gli omosessuali la lotta per essere riconosciuti come membri di una famiglia è una esclusione violenta e razzista.
Camere Separate non ha eguali nella narrativa italiana. Tondelli non è certo etichettabile come autore gay.

La sua esperienza è l’esperienza di chi è dedito all’amore in ogni suo aspetto.
È l’esperienza della vita stessa che si fa scrittura. Fosse vivo oggi sarebbe ancora un eterno ragazzo, lui che si immaginava già vecchio poco più che trentenne.
Vicky ci lascia in una fredda stanza di ospedale in una notte fredda di dicembre del 1991, stroncato dalla malattia a soli trentasei anni. Ci viene in mente in questi giorni di malattia e di primavera, una primavera assolutamente privata. Vicini a una Pasqua da passare chiusi in casa. In solitudine. Easter. Anche il sole è annebbiato. Depredato, come noi, della sua libertà. Del suo diritto di essere. Di tutto, depredato.
Ciao Vicky.