Dopo il virus tutto tornerà come prima

«La stanca formula del “niente sarà come prima” è falsa». Almeno secondo il filosofo Mario Reale in considerazioni critiche (su Badiou) su Filosofia in Movimento. Avverrà esattamente il contrario. «Molte se non tutte le cose saranno dapprima più o meno eguali, ed egualmente difficili da cambiare (nella contingenza e in modo pragmatico si può essere in ciò d’accordo con Badiou). Quel che è più importante, è il tempo di attesa, di maturazione e di progettate decisioni che l’epidemia consente, quando forse, nell’incertezza di tutto, rinascono speranze e voglia di realizzarne almeno un po’.
Ma la speranza com’è noto è fatua senza fondamenti di possibilità, anzitutto conoscitivi. Prendiamoci questo tempo d’attesa come occasione di buone letture e pensieri affilati e taglienti».

Quello che lascia dietro questa emergenza sanitaria, è l’emergenza economica. Il Paese è quasi in ginocchio, solo l’Europa potrebbe salvarci, e solo una voglia di ricostruzione comune potrebbe salvare l’Europa. L’Europa è cioè a un bivio: accelerare o sfasciarsi. L’emergenza economica in un solo dato:. Secondo un report della società Thrends, nella migliore delle ipotesi, con un termine del lockdown al 15 aprile, il settore alberghiero perderà quasi 130 milioni di euro e fino al 40% delle prenotazioni. Mai una crisi così grave. Ecco perché il sistema Paese devi mettersi in moto. Se la situazione dovesse essere sotto controllo, come si è ipotizzato, già alla fine del mese (con una coda a inizio maggio per la Toscana), il ritorno deve essere sì graduale, ascoltando il mondo della scienza che deve suggerire e non imporre, ma deve assolutamente prevedere non solo il ripristino immediato della libertà di spostamento (per cominciare a dar respiro al mercato turistico interno), con qualche limitazione nelle zone ancora calde, ma anche il piccolo esercizio, e bar, ristoranti, centri scommessi (con limitazioni di assembramento ed impianti di purificazione), rinviando a dopo l’estate la discussione per trasporti, teatri, cinema e stadi.

Abbiamo sentito sull’argomento l’amico Alberto Fausto Vanni, che oltre ad essere un repubblicano storico in Toscana, sta vivendo sulla sua pelle la crisi del piccolo esercizio. Vanni e il fratello sono soci di Guelfa, un’attività fondata nel 1933.

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