Andolfi e La Malfa sul Corriere: «La ricostruzione economica interesse della Germania»

Nel suo intervento televisivo del 27 marzo, il Presidente Mattarella ha parlato di un «comune interesse dell’Europa» non solo a fronteggiare oggi l’epidemia del corona virus ma a garantire una solida e duratura ripresa economica a tutti i Paesi del continente. Noi siamo convinti che la Germania, soprattutto i suoi ambienti industriali, non possa non essere consapevole dell’importanza essenziale che ha la condizione economica dell’Europa anche per il futuro dell’industria tedesca. Una delle conseguenze possibili – secondo noi probabili – di questa drammatica crisi, sarà di accentuare la tendenza della Cina e degli Stati Uniti a puntare sulla loro autosufficienza nazionale e a limitare la possibilità di altri di penetrare nei loro mercati. E nello stesso tempo a tentare di invadere i mercati terzi, fra cui l’Europa, con le loro industrie di punta.

Se negli anni della globalizzazione l’industria tedesca ha avuto il mondo come mercato, domani essa dovrà innanzitutto pensare di produrre in primo luogo per il mercato europeo: un mercato di 500 milioni di abitanti fino ad oggi con livelli di reddito medio alti. Ma domani avrà questa chance dopo una crisi economica devastante a cui ciascun paese abbia dovuto rispondere da solo con risorse limitate? La ricostruzione economica dell’Europa è un interesse primario per l’economia tedesca. Non c’è solo un interesse politico, c’è un vero e proprio interesse economico che richiede lungimiranza. Quando si parla di un piano Marshall per l’Europa, è bene sapere che esso potrebbe non venire dagli Stati Uniti. Deve trattarsi in primo luogo di uno sforzo collettivo dell’Europa verso sé stessa e per sé stessa.

Ha ragione Mario Monti nel suo articolo sul Corriere a sottolineare che tra Italia e Germania le divergenze sono superabili e che occorre fare ogni sforzo per comprendere ognuno le ragioni dell’altro. Occorre dunque recuperare tutti i motivi di storica convergenza fra i nostri due paesi. Italia e Germania hanno fatto insieme molta strada ed in particolare quella di avere costruito e coltivato insieme durante tutto il dopoguerra la prospettiva europea. Non è nostro interesse mettere in difficoltà i cristiano-democratici tedeschi alle prese con una opposizione di destra mai così forte. Ma occorre che in Germania si abbia la consapevolezza delle responsabilità che discendono dalla leadership che si è legittimamente conquistata da cui deriva anche la necessità di non favorire in altri paesi chi lavora fuori e contro questa prospettiva. Italia e Germania – come testimoniano i rapporti fra Mattarella e Steinmeier – devono collaborare sul terreno politico ed economico e devono continuare a farlo con tenacia e pazienza.