Le soluzioni possibili alla mancata “solidarietà” nel Consiglio europeo

La mancata solidarietà al Consiglio europeo di giovedì scorso ha “stimolato” ancor di più quella montante avversione non solo nei confronti dell’Unione europea (il discorso della Lagarde è ancora vivo nonostante l’impegno poderoso della BCE che movimenterà oltre 1000 miliardi di euro) ma anche del suo progetto in divenire, una frenata nei diritti, nella democrazia interna che potrebbe sfociare, c’è da convenire con la preoccupazione di Prodi, in “inevitabili tensioni sociali”.
Non si può pensare di approcciarsi all’emergenza con strumenti ordinari. È assolutamente necessario una “manovra” politico-istituzionale straordinaria che da un lato prenda atto dell’impossibilità di intervenire nell’immediato sul “sistema” Unione (che vede nel coordinamento di 27 politiche economiche nazionali e nella leva dell’incremento del deficit nazionale armi spuntate ma uniche) e dall’altro lato utilizzi strumenti di garanzia europei e i contributi della Banca Europea degli Investimenti (BEI) per avviare piani di ripresa sostenuti da capitali privati; senza contare tutte le altre urgenze indilazionabili (come la politica migratoria) e le priorità strategiche (green deal e piano per il digitale, e per la difesa e la sicurezza). Punto di svolta in questo quadro, come proclamano i federalisti europei da tempo, la creazione di una capacità fiscale (e quindi di un potere) europei per poter mettere in campo sia imposte europee (come la border carbon tax o la web tax, o la tassa sulle transazioni finanziarie) sia, in generale, risorse autonome per dar vita ad un bilancio europeo di natura federale (a una capacità fiscale europea, che distingue bene il concetto di imposte europee rispetto a quello di semplici risorse proprie).

Siamo in presenza di un potere di natura statuale che dovrebbe essere riconosciuto alla Commissione sotto il controllo del Parlamento europeo (e del Consiglio a maggioranza) ma è, evidentemente, impossibile a trattati vigenti anche tenendo conto delle opportunità come l’art. 48 del TUE che informa addirittura lo spirito della revisione dei trattati. È urgente un “ammorbidimento” istituzionale e le cosiddette clausole passerella consentirebbero di discostarsi dalla procedura legislativa prevista inizialmente dai trattati a certe condizioni, di “passare” da una procedura legislativa speciale alla procedura legislativa ordinaria per l’adozione di un atto in un determinato settore e di “passare” da un voto all’unanimità ad un voto a maggioranza qualificata per l’adozione di un atto in un determinato settore. L’attivazione di una clausola passerella dipende sempre da una decisione adottata all’unanimità dal Consiglio o dal Consiglio europeo.

I cittadini europei, però, chiedono aiuto, per un bisogno di assistenza dettato oggi dall’emergenza sanitaria che è sfociata in un bisogno di assistenza economica, chiedono un intervento all’Unione europea. E i governi nazionali in Consiglio europeo devono rispondere alla Storia. Ha detto bene il presidente Mattarella nel suo discorso in Tv agli italiani del 27 marzo: “Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni. Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.