Pietro Currò: «I Repubblicani possono essere mente e guida. Ecco come»

Quarto giorno di leggera discesa dei dati di contagio. La cautela è d’obbligo ed è presto per il primo sospiro ufficiale. Sono settimane di emergenza, sotto il profilo sanitario ed economico, che difficilmente dimenticheremo. Anche se dovessimo tornare progressivamente alla normalità tra fine aprile e inizi di maggio, ci lasciamo già macerie. Impossibile immaginare nuovi decreti dopo il 10 maggio, secondo Valerio Onida, presidente emerito della Corte di Cassazione, ma a maggio saremo una nazione stanca, che ha già messo in discussione i valori in cui ha sempre detto di credere.

«Settantacinque anni fa si rischiava la vita per la libertà, ora si rischia la libertà per la vita» (Mattia Feltri)

«La più grande limitazione della libertà nella storia della Repubblica affidata a un videoannuncio notturno, senza provvedimento e senza passaggio parlamentare. C’è una rottura istituzionale sullo stato di eccezione per cui sta diventando tutto lecito in nome di un doppio standard. Ma la democrazia vale sempre», annota Alessandro De Angelis sull’HuffPost.

«Una strategia, che strategia non è, come non lo è varare misure necessarie con tre settimane di ritardo e a intermittenza. Uno stillicidio, moltiplica l’incertezza, in un momento in cui occorrono pochi ordini, ma forti e chiari. A maggior ragione perché il problema non è solo l’emergenza in sé, ma anche l’indeterminatezza temporale, che riguarda sia la sicurezza individuale sia il mondo produttivo. Niccolò Machiavelli, diceva che se devi fare una “crudeltà” bisogna farla tutta insieme e subito, è il bene che va distribuito un po’ alla volta. La dolorosa ma necessaria “crudeltà” di rinunciare alla libertà per arginare il contagio va somministrata tutta assieme, spiegata, appellandosi alla generosità e all’intelligenza degli italiani che non sono un popolo di buoi in attesa, davanti alla tv della prossima puntata del quiz notturno “ti levo la corsa o ti levo spesa?».

«Non è un problema di comunicazione, c’è una rottura istituzionale sullo stato di eccezione per cui sta diventando tutto lecito: l’annuncio, senza una conferenza stampa con qualche domanda, senza un coinvolgimento di tutte le forze politiche (le opposizioni avevano chiesto proprio queste misure due settimane fa), senza mettere in conto un passaggio parlamentare in una seduta straordinaria, come invece sta facendo Macron in Francia. La sensazione è che si sta producendo in Italia, almeno come tendenza del momento, un “esperimento” politico e sociale non irrilevante: la democrazia come regime di un Capo, chiamato a gestire l’emergenza, in un clima in chi critica il governo è un sabotatore della patria di fronte al numero crescente dei morti, mentre è legittima la propaganda da Grande Fratello».

Eppure la comunicazione è importante. Lo ha ricordato Beppe Severgnini sul Corriere della Sera. I mezzi di comunicazione in queste settimane hanno dimostrato di essere quello che diciamo da sempre: inefficaci, inutili, addirittura dannosi. C’è bisogno di tranquillità, di serenità, in un momento del genere non certo di toni apocalittici, con le solite disarticolate esagerazioni, la solita corsa al sensazionalismo, per essere al centro dell’attenzione. Uno sciacallaggio informativo da fare spavento, tanto che si può dire con una certa sicurezza: l’unico modo per essere informati è non leggere i giornali. «Possiamo farcela se il cuore sostiene i nervi e il cervello. Altrimenti, l’impresa è impossibile. Alcuni sembrano non rendersene conto. Troppi — nelle organizzazioni internazionali, nelle istituzioni nazionali e locali, tra gli scienziati, nei media — considerano irrilevante il momento, il tono e il modo in cui vengono comunicate le cose. Come se contasse solo la verità, quando non è così. Conta anche il modo in cui la verità viene presentata e recepita. Chi è demoralizzato non reagisce, si lascia andare». Importantissima la comunicazione sanitaria: «In questi tempi di emergenza sanitaria, vediamo ogni giorno quanto sia importante una comunicazione efficace, sia come fattore di prevenzione sia per un’adeguata diffusione delle informazioni che possono salvare vite umane». Lanfranco Palazzolo ha intervistato su Radio Radicale Andrea Camaiora (giornalista, fondatore The Skill), autore del volume “Comunicazione di crisi in Sanità”. Colpevole, sul piano della comunicazione, anche l’Europa secondo Severgnini. «Non bastano nuovi finanziamenti, occorrono antichi incoraggiamenti. Pensate che sollievo sarebbe incontrare, davanti ai nostri ospedali pieni di dolore, qualche segno dell’Unione Europea. Un aiuto, una partecipazione, un simbolo, giovani medici con la bandiera blu sul camice. Niente: solo riunioni e comunicati».

«I repubblicani devono essere gli apostoli della normalità», dicevamo qualche giorno fa con Michele Polini, segretario dell’unione romana del Pri. E ‘apostoli della normalità’ piace anche a Pietro Currò, segretario regionale del Pri in Sicilia. «I Repubblicani da giugno possono approfittare di un quadro politico che a quel punto sarà del tutto cambiato». Lo abbiamo intervistato.

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