Segneri: «Mario Draghi, per immaginare un futuro dopo le macerie»

Il bazooka da 2 mila miliardi di dollari deciso in Usa da Trump e dalla Federal Reserve ha fatto rimbalzare le borse. Gl indici europei, dopo la chiusura sin rally di Tokyo (Nikkei a +8%) accelerano dopo l’apertura in rialzo: a Milano l’indice Ftse Mib cresce del 3,24%, Londra sale del 2%, Francoforte guadagna il 3%, Parigi il 2,84% e Madrid il 3,32%. Ora Camera e Senato americani devono approvare il pacchetto di stimoli che Donald Trump è pronto a firmare. Questo mentre l’Europa frena sugli Eurobond.

Sui miliardi da erogare, ha scritto Ivo Caizzi, inviato del Corriere a Bruxelles, i soliti Olanda, Germania, Austria, Finlandia hanno frenato sugli importi e chiesto una «adeguata condizionalità», che sembra richiamare commissariamenti simil-Troika in Grecia. A Francia, Italia, Spagna e Portogallo non sta bene. Sulla stessa linea è apparso il commissario Ue per gli Affari economici Paolo Gentiloni, che ha partecipato da casa in quanto in quarantena.

Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, leggiamo ancora dal Corriere, ha ribadito che il suo governo è a favore di interventi comunitari importanti «in modo semplice e senza fissare condizioni che possono essere penalizzanti per i Paesi che ne fanno ricorso». Le necessità finanziarie per affrontare l’emergenza coronavirus ed evitare una lunga recessione stanno diventando enormi. La Germania, partita con 550 miliardi di liquidità interna (di cui 50 miliardi solo per aiutare piccole imprese e lavoratori autonomi), intenderebbe superare i mille miliardi con garanzie pubbliche. La Francia ha previsto 300 miliardi e in più chiede aiuti Ue. L’Italia è ferma a soli 25 miliardi, che dovrebbero essere integrati da 11 miliardi di fondi Ue. Pertanto varie fonti stimano la necessità italiana di una linea di credito Ue precauzionale per almeno 100/150 miliardi, cifra non confermata ufficialmente dal governo italiano con il negoziato in corso. 

«La nostra società ha legato il suo destino a un’organizzazione fondata sull’accumulazione illimitata. Questo sistema è condannato alla crescita. Non appena la crescita rallenta o si ferma è la crisi, il panico» (Serge Latouche)

Insomma, il Coronavirus ha tante sfaccettature. Non solo pesanti ricadute economiche, ma anche un costo grave per la nostra democrazia. Se, come ci si augura, tra fine aprile e gli inizi di maggio, la situazione può tornare alla normalità, anche tenuto conto che le misure restrittive non possono durare oltre il 10 maggio, abbiamo comunque vissuto dei giorni di sospensione di regole e valori, privacy inclusa, che una democrazia liberale non può mai permettersi di mettere in discussione. Sull’argomento abbiamo sentito Pier Paolo Segneri.

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