Stare a casa. Un panino, una birra e poi…

Ormai non riesco a contare i giorni. Non so più quanto tempo è passato da quando sono uscito per andare a fare qualcosa di utile. Voglio una pizza! Non è che sia mai andato matto per le pizze. Sono di Napoli, e francamente, non le ho mai sopportate. Eppure da quando sono chiuse le pizzerie mi è venuta voglia di pizza alla caprese. Quella con i pomodorini freschi, la mozzarella a tocchetti e il basilico. Una spruzzata di peperoncino per ravvivarla un po’. Me la sogno di notte. Ne sento il profumo. Ma davvero fino a oggi la sola idea di “andiamo a farci una pizza” mi faceva rabbrividire! In cima la strada dove abito si trovano ben due pizzerie, una da un lato e l’altra sul versante opposto. Si guardano in cagnesco da anni. Hanno capito che devono puntare su target differenti. Devono diversificare l’offerta. So tutto. Conosco ogni dettaglio su come si fanno le pizze. Alla fine di questa clausura passerò tutte le serate alternando i due locali. I giorni pari andrò in una, i dispari cenerò nell’altra. Sempre che riaprano.

I miei figli sono molto bravi. Hanno molta più maturità e senso civico di me. Da quando non vanno più a scuola, allo sport, ai corsi di inglese e a quelli di francese (quanti soldi buttati, penso)… studiano e si sono organizzati come se tutto funzionasse perfettamente. Studiano, si danno i compiti via whatsapp con le insegnanti. Non fanno capricci. Non sembrano accusare il colpo. Non guardano la tv, prima sì. Leggono libri che prima non leggevano. Non litigano. Sono proprio bravi. Eppure mi sento in colpa. Hanno otto e undici anni. Meriterebbero di piantare un bel casino! Invece no. Che bravi! Loro. Io no! Inizio a scalpitare. Ho sempre amato stare in casa. Ho sempre ricercato il momento per coltivare i miei interessi. E sono tanti. Forse troppi. Ma adesso che posso ho l’imbarazzo della scelta e finisco le giornate stremato dallo stress. Stavo per chiudere una serie di lavori ma non so se ci sarà una ripresa. 

Rileggo le mie pagine preferite di Pier Vittorio Tondelli. «Biglietti agli Amici»(…in fondo mi piace starmene in questa stanzetta, sapendo un po’ il mio amico che mi aspetta). Ascolto tanta musica. Avevo trovato una botteguccia con un tipo bravissimo a fare i cd e estrapolarli da you tube. Mi stavo ricostruendo tutta la prima tournèe di Paul McCartney del 1972. Non esistono dischi ufficiali in commercio. Ma sono riuscito a procurarmi i filmati dal web, ho estrapolato la musica. Ho creato un modello grafico e mi sono fatto tutto il tour. Come l’avessi comprato su Amazon. Tutte le date. Anzi, quasi tutte. Me ne mancavano due e avrei avuto l’intera collezione. A venderla avrei fatto dei soldini. Avrei venduto le copie on demand via internet. Attraverso la formula “donazione”. Si può fare. Tutto legale. Avevo contattato pure il fan club. Ma niente. Il mio amico ha chiusa la bottega dove facevamo le nostre magie. 

Tra poco mi scade il contratto discografico e ritorno in possesso del master del mio primo disco. Ma dovrei andare in un’altra città per presentare le canzoni. Ma le attività musicali non sono ritenute essenziali. Così rischio di rimanere con un pugno di mosche in mano e non posso neanche andare a comprare le corde nuove per la chitarra. 

La sera non posso baciare mia moglie. Fa un lavoro fondamentale. Lei è davvero una forza. Fa il medico. Non la vedo più. È in trincea. Davvero è tostissima. Mi dice al telefono: «Oggi no, ma domani tutto questo finirà e ci riabbracciamo». Mi viene da piangere. Mi sento come il protagonista della canzone dei Dik Dik… e allora vorrei cantare “un panino, una birra e poi….”

Ps. Una mail della S.I.A.E mi comunica che Mogol mi è vicino. Un’altra mail è una petizione per sostenere le piccole aziende discografiche…