Normalità rinviata al 31 luglio? No, in realtà già dal 3 maggio possiamo ripartire. Ecco come

Polemiche e paura per le misure “modificabili e reiterabilità fino al 31 luglio 2020”. Si è temuto che bisognasse aspettare il cuore dell’estate per riguadagnare la libertà di spostamento e la ripresa delle attività. In realtà, come osserva il Corriere della Sera,   quel giorno scadono i sei mesi dello «stato di emergenza» dichiarato dall’Italia il 31 gennaio 2020. Ma non è affatto scontato che si debba arrivare fino a quella data.

«La dichiarazione di stato di emergenza viene fatta sempre «per sei mesi» e dunque va indicata in tutti gli atti ufficiali del governo ma serve soltanto a ribadire quanto è già in atto. Se la situazione muterà potrà essere emanato un Dpcm che rimodula le misure, come del resto è stato fatto più volte in queste settimane e negli ultimi giorni dopo le valutazioni del comitato tecnico scientifico e del consiglio dei ministri».

«Nella solitudine, in cui ciascuno è rimandato a se stesso, si mostra ciò che si ha in sé: l’imbecille vestito di porpora sospira allora sotto il peso, onde non può liberarsi, della sua individualità miserabile, mentre l’uomo dalle alte doti popola e rianima con i suoi pensieri il paesaggio più deserto. […] Se la qualità della compagnia si potesse sostituire con la quantità, varrebbe allora la pena di vivere persino nel gran mondo, ma purtroppo cento buffoni, presi in un mazzo, non danno neppure un uomo degno di rispetto» (Arthur Schopenhauer)

In realtà una proposta concreta per un ritorno progressivo e indolore ai nostri giorni c’è. La  proposta è questa (di Giovanni Cagnoli, sempre sul Corriere): «Distinguere la popolazione in tre fasce per altrettanti protocolli: fino a 55 anni (verde). Da 55 a 65 (giallo). Oltre i 65 (rosso). Lo fanno in Israele, dove la competenza in tema di emergenze è indiscussa. Per gli over 65, le misure di protezione drastiche. Va organizzato da subito, come servizio essenziale, il recapito a casa della spesa. Fatto da 30enni, volontari o meno. Per la fascia 55-65 rientro in azienda o in ufficio dilazionato di almeno un mese. Fino a 55 anni tempistica certa e dichiarata di ritorno graduale all’attività. Il 6 aprile potrebbero riaprire le aziende. L’apertura definitiva sarà il 14 aprile dopo Pasqua. Se ci saranno ancora casi (sicuro) si cercherà di gestirli al meglio. Il 6 aprile potrebbero essere riaperte le corsette domenicali per dare un segnale. Il 21 aprile potrebbe essere la volta di negozi, bar e ristoranti, con l’obbligo di distanza. Il 2 maggio si potrebbero togliere le limitazioni di spostamento per tutti e riaprire le scuole. Quanto all’andamento dell’epidemia, ogni giorno i dati andranno discussi in base allo scostamento dalle previsioni».

«[…]Infine, chiarezza immediata in queste due settimane del programma di sostegno ai privati e alle aziende. Uno slogan unico e totalizzante , fortissimo e coinvolgente per lavoro , impresa, sindacati, banche. Al 1° settembre 2020 tutte le aziende e imprese italiane saranno vive e pronte alla ripresa come lo erano al 1° febbraio 2020. Tutti, nessuno escluso, costi quel che costi. Le proposte sono un «back stop» dello stato per le perdite su crediti delle aziende con apertura di credito rapida, non burocratica per tutte le imprese che ne abbiano bisogno eliminando i vincoli di capitale delle banche. Sostegno al reddito per tutti i lavoratori. Sostegno alle nostre banche senza nazionalizzazioni ne oggi né mai concordando le stesse azioni con l’Europa. Golden rule per acquisizioni dall’estero di società quotate».