Covid-19 e privacy: non azzeriamo settant’anni di vita repubblicana e democratica

Nelle ultime ore nel panorama informativo del nostro paese, si è affacciato un nuovo termine, il quale risulta sconosciuto ai più: CONTACT TRACING.
Cerchiamo, insieme, di capire cos’è.
Dalle informazioni da noi raccolte, si tratterebbe di una tecnologia a mezzo della quale si raccolgono le informazioni relative agli spostamenti delle persone e che poi vengono utilizzate per dedurre se il singolo è stato esposto, oppure si è trovato, a contatto con soggetti che si sono rilevati contagiati da virus o altri elementi patogeni.
In questo modo, nel caso in cui si sia in presenza di un potenziale contagio, è possibile allertare la persona e chiedergli di auto isolarsi.
Per molti esperti di salute pubblica questo strumento permette di limitare e controllare l’epidemia, quindi è uno strumento di grande utilità pratica ed in molti, quindi, ne chiedono a gran voce la immediata realizzazione.
Ma come? In molti prendono in considerazione l’idea di utilizzare i c.d. Big Data in uso alle compagnie telefoniche, oppure ai colossi del web come Facebook e Google.
D’altronde questo tipo di esperienze sono già state messe in campo in Cina, Singapore, Taiwan e Corea del Sud.
In quest’ultimo paese già nel 2015, quando la Corea si trovò ad affrontare l’emergenza Sars, venne introdotta una legge che consente alle autorità di accedere con facilità ai dati delle persone. Gli esperti ebbero così a disposizione informazioni circa i movimenti delle persone grazie alle immagini ricavate dalle telecamere di sicurezza, i dati delle transazioni commerciali effettuate con le carte di credito, ed i dati di posizionamento
rilevati dagli smartphone e dalle automobili.
Tutte le informazioni furono incrociate, elaborate e si riuscì a ridurre drasticamente i casi di contagio.
Domanda: limitare e controllare il contagio da COVID-19 va bene, salvare le vite delle persone va benissimo, ma con quali costi per la privacy di tutti noi?
Il tema è importante perché un eventuale uso dei nostri dati personali troppo ‘disinvolto’ da parte della pubblica autorità può facilmente tracimare in un’ingiustificata invasione della nostra sfera di riservatezza personale, che poco ha a che fare con lo stato democratico.
Ed allora ci auguriamo che almeno su questo tema il Parlamento sia finalmente coinvolto e faccia sentire la sua voce perché oggi è in gioco la tenuta democratica del paese, e l’emergenza COVID-19 non può azzerare sett’anni di vita repubblicana e democratica del
nostro paese.