Schiavi in pigiama?

L’emergenza da Covid-19 che sta investendo numerosi paesi europei e non solo, pone all’attenzione di tutti noi, cresciuti in un contesto di condivisione democratica dei valori, la necessità di affrontare due ordini di emergenze. La prima è sicuramente quella
di ordine sanitario, indefettibile e prioritaria che necessita di ogni sforzo possibile in termini di uomini e mezzi per cercare di salvare, su scala mondiale, quante più vite umane possibili.
L’altra, non meno importante, è di tipo democratico, che ci permette di fare alcune brevi riflessioni che di seguito sono riportate.
In primis, la nostra Costituzione all’art. 16 testualmente recita: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».
Cioè, la nostra Legge Fondamentale prevede che per motivi di salute pubblica la libera circolazione delle persone possa subire limitazioni.
In altri termini, il diritto alla salute pubblica (art. 32 della Costituzione) “prevale” sul diritto alla libera circolazione delle persone, e per questo il primo giustifica limitazioni del secondo. Ne consegue che i provvedimenti c.d. restrittivi alla libera circolazione delle persone, adottate dal Governo Italiano appaiono legittimi e pienamente aderenti al dettato della nostra Costituzione.
La seconda riflessione prende spunto da un articolo della giornalista Angela Azzaro che scrive sul Riformista. In un suo pezzo pubblicato il 21 marzo scorso e intitolato L’esercito per le strade non ferma il Coronavirus. No alla Stato di Polizia, tra l’altro, si legge: «[…] Dobbiamo capire se, travolti dall’emergenza, davvero vogliamo affidarci a un potere assoluto, non più democratico, o se invece oggi più che mai vogliamo scommettere sulla carta della condivisione e della partecipazione».
Il messaggio mi sembra chiaro: se un problema serio come l’emergenza Covid-19 non viene affrontato con gli strumenti tipici della democrazia – come il senso di responsabilità e della condivisione collettiva – ma vengono adottate misure restrittive e
limitative della libertà personale, sebbene adottate in un quadro di legittimità costituzionale, è ovvio che tutto questo potrebbe avere una ricaduta negativa, in termini di tenuta democratica e liberale del nostro sistema.
In altri termini, dovrebbe essere il nostro senso di responsabilità e di condivisione collettiva del problema a portarci a stare a casa ed evitare quanto più possibile gli spostamenti, al fine di evitare che il contagio si propaghi. Senza la necessità, quindi, dell’adozione da parte del Governo di atti d’imperio ci impongano ciò che naturalmente e liberamente dovremmo fare.
La terza riflessione che mi viene da fare è che se questo è lo stato dei fatti, oggi è quanto mai necessario che la democrazia, i diritti civili, le libertà individuali e collettive, che sono conquiste che non dobbiamo dare per scontate, vengano tutelate.
I fatti della storia (guerre, epidemie, nuove frontiere tecnologiche) possono incidere in negativo sul tessuto democratico, affievolire i diritti e le libertà sino al punto di eliminarle, oppure in una dimensione più sottile e difficilmente percepibile, farli ritenere non più necessari, superati.
Non è il caso di affrontare in questa sede il tema della necessità di tenere aperto il nostro Parlamento. È necessario, quindi, che l’emergenza da Covid-19 quando sarà superata non porti via con sé, oltre al già pesante carico di vite umane di nostri connazionali e non solo che sono morti in questi mesi, anche i valori ed i principì dello stato democratico e liberale; dobbiamo stare vigili, attenti! difendere noi stessi e la nostra democrazia, da queste pagine Noi lo faremo!