«Non possiamo mettere un intero Paese ai domiciliari». Il Costituzionalista scrive a Mattarella

Su Il Dubbio una lettera aperta del Costituzionalista Giovanni Guzzetta al presidente della Repubblica. Riflessioni che, secondo Bepi Pezzulli, Membro della Direzione Nazionale del PRI, “sono un esempio da manuale di cultura repubblicana”. «La democrazia è più forte del virus», leggiamo nel sommario. «Nella nostra Costituzione c’è eccome lo strumento per fronteggiare le emergenze, il decreto legge, e che perciò non è giustificato l’intervento di “chiunque possa vantare anche solo un piccolo appiglio normativo” per mettere, senza rispettare la Carta, un intero Paese agli arresti domiciliari».

«[…]Non vi sono dubbi che le misure, certamente necessarie, sinora assunte abbiano inciso profondamente sulle libertà dei cittadini: la libertà personale (la più importante e la più colpita), la libertà di circolazione, la libertà di iniziativa economica. Limitazioni che non trovano in Costituzione un fondamento per interventi “ordinari”, ma solo appunto straordinari, nelle forme ivi previste. E non può essere nemmeno l’art. 32 della Costituzione (che tutela il fondamentale diritto alla salute) a giustificare tali esiti, allorché le misure si applicano a cittadini sani, anche se a rischio, ma sani o comunque presunti tali fino a prova contraria, per i quali pertanto non si giustificano, nemmeno astrattamente, trattamenti “sanitari” obbligatori, che potrebbero in qualche modo giustificare le limitazioni di quelle libertà.

[…]Io credo che tutti i cittadini siano perfettamente convinti che tali misure siano state adottate con l’intento di servire l’interesse del paese. E che molto probabilmente fossero assolutamente necessarie. Per questo tutti dobbiamo ringraziare i rappresentanti delle istituzioni, politiche, costituzionali, regionali, locali, sanitarie, e si potrebbe continuare.

[…]Ma nel momento in cui la crisi si proietta su tempi lunghi, anche perché, all’emergenza sanitaria, è purtroppo lecito prevedere, come peraltro espressamente dichiarato dal Presidente del Consiglio, si assoceranno altre crisi ed emergenze, sociali ed economiche, è importante che anche lo Stato conservi la sua salute. La salute di uno Stato che, a differenza di altri, appartiene alla famiglia delle liberal-democrazie e che dunque, quand’anche ammetta limitazioni delle libertà, pretende che ciò avvenga nel rispetto delle garanzie democratiche e delle previsioni costituzionali.

[…]Che si perseguano senza esitazione tutti i comportamenti di chi viola, soprattutto in questo momento, le leggi e i provvedimenti, ma che, allo stesso tempo, si dia pubblicità, chiarezza e certezza massima su tali vincoli, sul loro contenuto e sulla legittimità delle fonti di provenienza.
E non si cessi mai di riconoscere continuamente, me lo consenta Signor Presidente, il significato dello sforzo che stanno facendo decine di milioni di italiani, sottoponendosi, innanzi tutto, a un regime che è sostanzialmente identico a quello degli arresti domiciliari.
Questi italiani non possono essere diffamati e umiliati dall’iterazione di comunicazioni e rappresentazioni sensazionalistiche e opportunistiche che si nutrono degli stereotipi più vieti e che vogliono lo spirito nazionale improntato quasi esclusivamente alla furbizia, all’indisponibilità a seguire le regole, all’opportunismo e allo scarso senso civico.
Si riconosca che l’enorme maggioranza degli italiani sta facendo uno sforzo immane per concorrere a fronteggiare la situazione e uscirne al più presto. Se, come dice il nostro inno nazionale, l’Italia chiamò, allora si riconosca che oggi i cittadini hanno pienamente risposto».