Nell’emergenza, libertà fondamentali diventano vizi e indisciplina

Siamo cambiati, nota Marco Faraci su Atlantico, la rivista di Analisi politica, economica e geopolitica. «Chi avrebbe pensato, fino a poco tempo fa, che ci saremmo mai potuti ritrovare in uno scenario di sostanziale legge marziale, in cui un’intera nazione è praticamente agli arresti domiciliari?». Ed è un testo quasi da mandare a memoria.

«Possibile che abbiamo permesso al nostro governo di mettere in atto misure così drastiche di privazione della libertà personale dei cittadini senza che l’aspetto etico di tali misure sia mai entrato nemmeno per un momento nell’equazione politica?

Ora, è del tutto comprensibile che, in un frangente come quello che stiamo vivendo, siano attivati per un breve periodo dei dispositivi di emergenza, purché però se ne abbia ben presente la gravità, l’eccezionalità e la problematicità.

Questa comprensione però non sembra trasparire finora nell’atteggiamento e nella comunicazione del governo e delle altre autorità responsabili della gestione della crisi.

L’emanazione di provvedimenti sempre più restrittivi della libertà personale viene presentata, nei fatti, con una freddezza tecnica che avevamo conosciuto solo nella legalità perversa dei grandi totalitarismi o  in certi romanzi distopici.

Nel premier Conte non percepiamo nessun “travaglio morale” nell’implementare dispositivi che hanno un’intrusività drammatica nella vita delle persone. Anzi, nella comunicazione del sottobosco politico, capisaldi della libertà individuale vengono ormai sempre più spesso ridotti a “capricci” di cittadini “viziati».

Insomma pochi, e abbiamo tentato di tenerne conto qui su L’Iniziativa Repubblicana, sentono veramente come un problema il livello di ingerenza che lo Stato sta mettendo in atto nella vita dei singoli individui.

«Nei fatti, già oggi la tenuta democratica del nostro Paese appare concretamente a rischio come non mai. Non solo perché sono stati rinviati il referendum del 29 marzo e le elezioni regionali; non solo perché il Parlamento è stato sostanzialmente neutralizzato ed escluso dal processo di decisione politica; non solo perché il presidente del Consiglio opera ormai in maniera sempre più irrituale e autocratica – si pensi allo strumento della diretta Facebook per evitare qualsiasi tipo di confronto con i giornalisti.

[…] Il vero problema è che ormai in Italia non esiste più possibilità di dissenso. Non certo sul Coronavirus. Non certo sulle scelte di fondo sulla gestione dell’emergenza – che solo un “pazzo” o un “irresponsabile” potrebbe mettere in discussione. Ma nemmeno sui dettagli spiccioli della gestione – giacché a quel punto sarebbe solo “sciacallaggio politico”. Com’è possibile, del resto, a fronte della complessità del problema e dello sforzo immane che il governo sta facendo, attaccarsi a questa o quella “sbavatura”?»

Abbiamo intervistato Stefania Schipani, già candidata repubblicana alle europee nella lista di +Europa.

Ascolta l’intervista