Libertà e Privacy. Non cedere di un passo su conquiste di civiltà. Le riflessioni su Il Riformista

Emergenza sanitaria. Emergenza economica. Ma anche una pericolosa (forse necessaria) svolta autoritaria. Che andrebbe abbandonata al più presto, perché non appartiene alla nostra storia, e alla nostra cultura. Osserva Daniele Priori su Il Riformista: «Che fare, dunque? Esercizi di democrazia applicata all’emergenza, nei limiti del possibile e cercando di salvare tutto il salvabile anzitutto in termini di vite umane, quindi non cedendo di un millimetro su conquiste di civiltà come, ad esempio, il rispetto della privacy dei malati, messo a serio rischio dagli insopportabili messaggi vocali di Whatsapp con nomi, cognomi, localizzazioni che girano sui telefoni di ciascuno di noi, penetrando il chiuso delle nostre casa divenute quasi un atomo all’interno di quelle che erano le comunità locali. La stessa retorica pop ci sta convincendo, infatti, che la socialità sarà salvata dai balconi festosi. Per carità, cantare scaccia i pensieri negativi e va bene così ma sarebbe molto più serio provare già da ora, non sprecando questo tempo sospeso, a ricostruire la democrazia».

«Quello che dovrebbe fare – e potrà fare – la nostra classe politica, dimostrando una buona volta di essere classe dirigente e non marionette nelle mani dell’ultimo sondaggista, sarà ricordare al regime cinese quali sono le nostre letture e di quali pensieri sono lastricate le meraviglie d’Italia e d’Europa: da Voltaire a Beccaria, da Constant a Bobbio. Maestri del pensiero che ci hanno spiegato, assieme a tanti altri, come la necessità umana di essere liberi possa aiutare sempre. E proprio l’emergenza, con tutte le difficoltà del caso, deve essere utilizzata come momento virtuoso in cui unire alla libertà il senso di responsabilità e rispetto degli altri. Altrimenti l’inno sventolato in ogni dove diventerà solo una simpatica marcetta e i balconi, altro che “il volto più bello del Paese”, sarebbero ben presto assimilati al palcoscenico di una fin troppo tragica farsa». Una questione di cui solo i radicali sembrano essersi accorti.

Sempre su Il Riformista la riflessione di Andrea Pruiti: «La nostra Costituzione, all’art. 13, stabilisce che la libertà personale è inviolabile, una bellissima norma che costituisce la colonna portante di tutta la nostra impalcatura costituzionale, rappresenta il pilastro sul quale la nostra nazione è stata costruita, dopo la seconda guerra mondiale. Tale principio di libertà può essere compresso -solo temporaneamente- dall’Autorità Giudiziaria, nei limiti fissati dalla Legge e in casi eccezionali di necessità ed urgenza ma comunque per un arco temporale limitatissimo.
Non entro nel merito della legittimità costituzionale delle forme giuridiche utilizzate per adottare tutte le necessarie misure, utili al contenimento dell’infezione da Covid-19 ma sono costretto a denunciare la totale inattività del Parlamento, unico luogo ove legittimamente e costituzionalmente possono essere varate norme limitative della libertà personale. […] Passata la situazione emergenziale, sarà necessario istituire una commissione di inchiesta, lo si deve ai costituenti, lo si deve ai nostri antenati che hanno versato il loro sangue per la nostra libertà, lo si deve ai nostri figli, per potere consegnare loro uno Stato, in cui la parola libertà abbia ancora un senso».