La Politica, le direttive, le osservanze, le responsabilità e le esasperazioni

C’è una differenza sostanziale tra l’utilizzo di una battuta in dialetto, per far comprendere un qualcosa di importante ad un pezzo di società che molte volte provinciale lo è eccome , e l’uso invece indiscriminato di un lessico da dittatore; è il caso del governatore campano De Luca, simpaticamente detto “We Cienz” a ricordare che quel modo di agire e parlare onestamente in certe occasioni funziona, come il “Yes, We Can” di Obama delle primarie del New Hampshire in USA di qualche anno fa.
Questa deriva non può piacerci, non può piacerci ancora di più in funzione del fatto che un bel pezzo del nostro schieramento politico anche in Campania vorrebbe ragionare meglio con il centrosinistra che con la destra, io francamente sono tra questi ma non sono sicuro che le mie ragioni siano anche quelle degli altri (o meglio di molti si, ma non di tutti probabilmente); personalmente vorrei ragionare meglio col centrosinistra per motivi valoriali ma anche perché la destra, in questo come in altri momenti nel nostro bel paese, è una destra irragionevole e illiberale, però mi chiedo, se lo diviene anche un pezzo del centro e del centro-sinistra allora quale è la differenza tra destra e sinistra ? per cui se De Luca ci tiene affinché pezzi di un centro oltre quello democristiano lo seguano alle prossime regionali, a mio modesto avviso farebbe bene a contenere i toni, anche se questi sono motivati da cose che posso comprendere e che mi accingo a discorrere;
vediamoli quindi questi moventi, anche perché ho già potuto apprezzare spiacevoli tentativi di emulazione locali che onestamente non hanno lo stesso affrancamento e giustificazioni, per cui è reale la possibilità che si inneschi un gioco perverso di qualità “politica” utile al consenso elettorale e derivante dalla paura ansiogena della gente per questo maledetto ed un po’ infimo virus; e cioè che “chi gioca a fare più il duro l’avrà vinta anche elettoralmente”.
De Luca ha due o tre motivazioni (che sia chiaro non sono però per forza giustificazioni) a suo sostegno; motivazione numero 1, il governatore gioca in Campania, e qui molta gente effettivamente apprezza i modi da “uomo duro” retaggio di un fascismo mai del tutto affievolitosi, per cui è una motivazione spinta in questo caso non tanto dalla reale responsabilità quanto dal consenso elettorale; motivazione numero 2, De Luca ha necessità di pararsi il fondoschiena, le sue previsioni catastrofiche, supportate però dal trend reale di adesso dei contagi, hanno lo scopo, dal momento che dovesse realmente andare male, di trovarsi nella più comoda posizione di aver dichiarato preventivamente che egli ha fatto tutto quello che poteva fare per salvare le vite campane; questa motivazione introduce però la numero 3; perché il Presidente della Regione Campania si comporta così ? perché nei fatti reagisce ad una diluizione della responsabilità che lo stesso governo centrale, nella persona del premier Giuseppe Conte, ha voluto mettere in atto e per lo stesso motivo, cioè spartirsi le eventuali negative responsabilità con i governatori locali; è questo il motivo per il quale non ha (figuriamoci) invocato un potere che pure sarebbe nelle possibilità del Presidente del consiglio dei Ministri di fronte a gravi e conclamati eventi di emergenza e sicurezza nazionale.
Alla proclamazione di “stato d’emergenza” , avvenuta ad inizio febbraio, col susseguirsi degli eventi e l’aggravarsi della situazione, a mio modesto avviso quello che si può chiamare uno “statista” doveva, con autorevolezza, fare due cose che mettono in chiaro ed in legge i successivi procedimenti; in primo luogo sarebbe stato e sarebbe ancora “normale” (se non si avesse ahimè qualcosa altro da cui sospetto si voglia ricevere vantaggi) chiedere evidenze scientifiche dello stato dell’emergenza; mi spiego, noi non sappiamo in realtà quale è il vero tasso di mortalità di questo virus in Italia, poiché ognuno che muore e che ha il covid-19 viene decretato sostanzialmente morto per quello, e ciò non è vero, non bisogna essere un infettivologo, un immunologo, un patologo o comunque un medico (per quanto ce ne sono diversi che sostengono questa tesi) per comprendere che se hai un quadro clinico compromesso, magari da due o tre patologie, e ti becchi il virus e vai al creatore non sei morto per questo (o comunque può darsi, è possibile che non lo sia) e sei morto invece per le sopravvenute complicazioni derivanti dall’infezione, come accade anche con influenza, polmoniti o altre infezioni di diversa natura; immagino che se venisse fatta chiarezza su queste cose non saremmo più quelli col tasso di mortalità più alta; ma rimangono illazioni, inclusa la presene, se non viene fatta chiarezza con metodo scientifico.
Il secondo passo, invece, è di natura istituzionale; Il PDC Conte sta portando avanti, suffragato da un primo suo decreto, una battaglia fatta tutta di D.P.C.M. (decreti del presidente del consiglio dei ministri), ora io non contesto questo, è materia di costituzionalisti ed io non lo sono, ma da cittadino informato semplicemente di democrazia e che la costituzione, pur non avendola studiata a scuola come avrebbero invece dovuto farmi fare, e pur avendo fatto studi di altra natura se la è letta più volte e la consulta ancora oggi, dico che se avesse voluto apparire “statista”, il percorso sarebbe stato piuttosto quest’altro (è chiaro che dipende da quali prerogative accomunate al termine “statista”, un termine che di per se significa poco o quasi niente se non gli si arreca delle particolari peculiarità dirigenziali e di alto profilo democratico-istituzionale costituzionale), dicevo, il percorso sarebbe stato, sempre postumo alla evidenza scientifica il più possibile, quello di portare in sede parlamentare con sedute emergenziali, la discussione in merito allo stato di calamità e alle direttive da perseguire; probabilmente si sarebbe arrivati ad una cosa che infatti è oggi sede di polemiche e di scontri istituzionali tra governo centrale e quello regionale, e cioè al dare seguito all’articolo 120 della costituzione, revocando il potere delle autorità locali in materia e stabilendo una regia unica nazionale (in particolare per assenza di quella comunitaria che pure risulta gravosa), ed invece si preferisce viaggiare nell’incertezza scientifica, bypassando le prassi repubblicane ed esautorando di fatto il parlamento, ma senza prendersi la responsabilità centrale del da farsi e del già fatto.
Anche le opposizioni, finora avevano quasi deposto l’ascia di guerra, ma pure adesso si limitano sostanzialmente a chiedere di essere ascoltati, il che non sarebbe nemmeno anomalo, ad esempio quando vi fu la stagione del terrorismo brigatista il PCI chiese altrettanto di entrare al governo per lo stato d’emergenza.
Alla fine è evidente a tutti che questo governo, alle prese sicuramente anche con l’arretratezza del paese che aggrava gli effetti di calamità come queste, è però un po’, come dire… spaesato, non sa che pesci prendere e pare anche non saper commutare l’autoritarismo in autorevolezza; oppure, e vi assicuro non ci vorrei proprio credere perché è lo stadio più alto del “parassitismo”, e questa Repubblica solare tutto sommato non se lo merita, il piano è altro; è un dubbio che ho fin dall’inizio e che si avvalora sempre di più man mano che procedono al governo; insomma l’emergenza c’è, il virus pure, il
paese effettivamente (lasciamo per un attimo stare di chi è la colpa) è arretrato e la sua sanità, se non fosse per l’eroismo di molti medici, è affossata e dimezzata nei mezzi rispetto al passato, di vaccino non se ne parla (e pure se fosse, anche se venissero accelerate le procedure, passerebbe almeno un anno, per quelle normali se non vado errato ci vogliono 18 mesi almeno, 3 trances da 6 mesi cad), altre contromisure come i
medicinali sono allo studio in diversi istituiti e con i metodi più disparati, ma ci vuole ancora un po’ per metterle a tiro, e poi bisogna vedere se riescono almeno ad evitare alla fine il male peggiore, ovvero quello di trattare curandoli al punto di declassificarli gli intubati e quelli in sala intensiva (il che vorrebbe dire risolvere di per sé e forse oltre il 50 % del dramma pur senza vaccino)…a questo punto sembrerò cinico ma non lo sono, per me, ma non per me, nei fatti ! la vita è la condicio sine qua non, per cui viene per prima,
però poi il ragionamento, il raziocinio non la razionalizzazione, mi porta ad analizzare i fatti; oggi abbiamo quanti, 30 – 40.000 casi accertati in Italia, il che significa che nella realtà questi sono molti di più (se potessimo fare il tampone a tutti scopriremmo certamente una quantità molto più elevata, quanto meno di asintomatici e quelli dello stadio intermedio che ne accusano sintomi quasi come gli altri stati influenzali),
inoltre i deceduti come sappiamo sono deceduti sì… ma non sappiamo dire quanti realmente per il solo virus o se per l’aggravamento derivante da questo; beh ciò mi porta a pensare che nella realtà il tasso di mortalità sia di gran lunga inferiore a quello ufficializzato, e se è vero ciò, allora è vero anche che la finalità dell’inasprimento dello “status” e delle misure è ben altro.

Non me ne vogliate, ma la pre-esistente posizione economica mondiale, comunitaria ed ancor di più italiana, parla un po’ da sola, non trovate? e se non mi piace dare seguito al complottismo ciò non vuol dire però che dimetto o licenzio la mia ragione, il pensiero, e questo corre, poi torna indietro, rianalizza e corre ancora in avanti, ed alla fine ricollega un po’ quei fili per i quali si è creato validità (mai certezza ma validità logica); è soltanto uno spettro… ma che fosse mala tempore non è una novità, e che lo fosse in particolare in Italia benché anche in Europa si cominciasse a sentire (incluse Francia e Germania) è altrettanto chiaro; e guarda un po’ come è analogamente rapportato, è praticamente direttamente proporzionale lo status economico e quello dell’emergenza; nell’ Europa continentale dove era più lieve la crisi e più basso il debito lo è anche l’emergenza sanitaria o almeno il quoziente di mortalità; in Italia la crisi e il debito erano più forti e lo è
anche il virus (e guarda caso la Spagna di fatti pure ci segue), si arriva perfino a dire, salvo le reali e contingenti differenze biologiche e la probabile capacità di mutazione, che il nostro è più cattivo di quello europeo. Le stesse parole di Ilaria Capua (ormai notissima infettivologa) sono in questo caso illuminanti, la cito così capirete semplicemente: «Pazienti deceduti per coronavirus? Mi rivolgo ai patologi: dateci una
risposta. Dopo la morte di una persona, viene fatta una serie di esami, come quelli istologici. Io aspetto con grandissimo interesse il risultato di questi esami, che studiano la malattia del paziente, per capire se questo coronavirus è realmente un patogeno primario o un patogeno ‘opportunista’»; e continua: «Credo che l’Italia si sia molto spaventata e che questa situazione sia stata anche comunicata male. Leggendo la
stampa di altri Paesi, come quella inglese, una notizia viene riportata in tutt’altra maniera, anche nella terminologia. Se ad esempio muore una persona, viene scritto: “Il paziente oncologico è morto per la sua malattia. È risultato positivo al coronavirus”. E c’è una bella differenza con lo scrivere che quella persona sia morta per coronavirus».
La cosa grave di uno scenario del genere, come sottolineato anche da altri ed anche su questa testata, è però che sale ancora di più quello che per il momento non è “abbuono” ma “indebitamento”, ed è inutile contarcela indorata, se è solo l’Italia a prendere misure straordinarie o se ne prende comunque di maggiori rispetto agli altri, a causa di un eccessivo indebitamento, passeremo quel limite che ci eravamo posti di non superare, ed a quel punto la nostra dipendenza dall’Unione Europea (che purtroppo non è ancora, e chi sa se lo sarà mai “federale”) accrescerà al posto di diminuire.
Inoltre dobbiamo esser onesti anche con un altro fattore; la sanità nazionale, tanto dalla destra quanto dal centrosinistra, è stata oggetto di una speculazione che ha fatto si che molto di quanto gestito prima dal pubblico sia oggi in mano ai “privati convenzionati” (state accorti però a fare la giusta distinzione tra “privati” e “privati convenzionati” perché è grossa), e cosa più grave questo cambiamento, che ha dimezzato di fatto i presidi ospedalieri e quindi anche i posti letto, non ha però affatto e quanto meno prodotto un
commisurato risparmio sulla spesa sanitaria pubblica nazionale, con la quale avremmo almeno potuto fare altro oppure fare molta più ricerca e formazione medica e paramedica stessa; mi ripeto, ad essere generici lo ha fatto tanto la destra quanto la sinistra, dipende sostanzialmente dalle regioni di cui parliamo, però ad essere invece precisi, almeno qui da noi in Campania, molto centro-sinistra si è fatto proprio portavoce di questo tipo di sostegno al privato convenzionato, il che avvicina proprio il nostro “presidente col lanciafiamme” alle politiche stesse che hanno prodotto gli sciagurati effetti che oggi egli lamenta; terreno alquanto scivoloso insomma per De Luca; in ogni caso, se volesse è ancora in tempo a correggere il tiro, veda un po lui, certo è che il ministro degli affari regionali Boccia a quanto pare una mano non glie la dà, anzi con le battutine approfondisce il solco.
Tutto ciò è inaccettabile; nelle democrazie liberali e nelle repubbliche democratiche vere o anche socialdemocratiche, uno stato di emergenza viene gestito a livello centrale perché si sa bene il rischio che si corre a far cavalcare l’autoritarismo a quelli che diverrebbero veri e propri ducetti locali e regionali; è quello che sta accadendo nel nostro paese con i Presidenti di Regione, speriamo qualcuno si stia svegliando, e speriamo non troppo tardi metta alle strette il Presidente del Consiglio Conte; lo stesso Presidente della Repubblica sarebbe opportuno intervenisse a garanzia come dovuto, consigliabile e prescritto