Autoritarismo versus Democrazia. Le riflessioni dei Giovani Repubblicani

I morti per Coronavirus, ad oggi, sono 12. Cioè: le persone che non presentavano altre patologie pregresse. Lo ha chiarito l’Istituto Superiore di Sanità nel report sulle caratteristiche dei decessi dei pazienti affetti da Covid-19. Questo dato – specificano – è stato ottenuto su 355 cartelle, rispetto al totale di 2.003 pervenute: il 17,7 per cento del campione complessivo. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 2,7. Complessivamente, 12 pazienti, pari al 3,4 per cento del campione, non presentava alcuna patologia. Sono 84 le vittime (il 23,7 per cento) che presentava una sola patologia; 90 presentavano due patologie (il 25,4 per cento); e ben 169 (il 47,6 per cento) eran affette da tre o più patologie. Questo non vuol dire che bisogna abbassare la guardia, ma il dato deve dare una lettura nuova sull’aggressività del virus.

Del resto, tra gli altri, anche l’epidemiologo Pierluigi Lopalco lo aveva detto con chiarezza. Il problema infatti non è la letalità ma la sua contagiosità e quindi diffusione.  «Sembra che il problema maggiore da risolvere in questo momento in Italia è stabilire quale sia la letalità di Covid-19. Due per cento, uno, 0,00001 per cento? In una pandemia quello che ci deve preoccupare non è la letalità, ma la velocità di diffusione dei casi e la quota di casi che necessitano assistenza. Sono i malati che mandano in tilt il sistema. Primo fra tutti medici e infermieri».

«I tempi di grande calamità e confusione sono sempre stati produttivi per le menti più grandi. L’oro più puro proviene dalla fornace più calda, e il fulmine più accecante scaturisce dalla tempesta più nera» (Charles Caleb Colton)

Le misure di contenimento servono ad avere ragione della situazione. La gravità della privazione delle libertà personali, che la nostra cultura ha sempre ritenuto inalienabili, ha generato un certa apprensione e non sempre ha trovato nella grande stampa il giusto rilievo. Tacendo la questione che in questa situazione ci siamo capitati a causa dei tagli lineari alla sanità almeno degli ultimi 10-20 anni, con i decreti ti questi giorni si sta, di fatto, riconoscendo che una Democrazia non sa gestire una emergenza. La riflessione l’aveva avviata Ugo Intini su Il Dubbio: «Pechino è il simbolo mondiale dell’autoritarismo, volutamente si contrappone alle democrazie (e viceversa). Un eventuale successo sarà quindi usato a dimostrazione della superiorità del suo sistema. Un sistema totalitario-si dirà- ha saputo sigillare 60 milioni di persone in pratica con una occupazione militare. Ha impedito dissenso e polemiche. Ha mobilitato risorse enormi e una propaganda martellante. L’individuo è schiacciato da regimi come quello cinese che però, proprio per questo, si dimostrano più efficienti delle democrazie. Anche per la ripresa economica, l’autoritarismo cinese potrebbe disporre di armi più valide. Non dovrà rispettare il libero mercato, le regole e i diritti sindacali. Né considererà un tabù l’intervento pesante dello Stato. Deng Xiaoping diceva che non importa se il gatto è bianco o nero: basta che prenda il topo. Il topo fino a ieri è stato preso dal libero mercato selvaggio. Se sarà necessario, Pechino userà una economia militarizzata di Stato e il gatto cambierà colore. Si può obiettare che proprio la mancanza di democrazia (quindi di trasparenza e di una libera informazione) hanno nascosto a lungo l’epidemia. Sino al punto di censurare e tacitare il medico eroe Li Wenliang (morto lui stesso) che per primo aveva lanciato l’allarme. Una democrazia avrebbe reagito prima e in tempo».

Abbiamo intervistato Marco Spina, segretario della FGR.

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