Cura Italia? Misure insufficienti

Dicevamo giusto ieri del dibattito intorno alla preoccupazione intorno alla sospensione delle libertà individuali e al clima di panico che si sta creando in una popolazione per natura e vocazione sempre poco abituata a ragionamenti complessi. Preoccupazione che si è avvertita in casa repubblicana e in casa liberale, certo non esclusiva di Andrea Scanzi o di Vittorio Sgarbi, ma che è condivisa da intellettuali e studiosi di ogni schieramento. «Non arrendiamoci a ‘tacere e ubbidire’», dice oggi Nadia Urbinati, professor of Political Theory alla Columbia University sull’HuffPost («Dove sta la responsabilità delle istituzioni che oggi minacciano di prendere misure ancora ‘più rigorose’? La scienza non ha tutte certezze, quanto durerà la ‘temporanea’ limitazione della libertà?»)Certo, bisogna dirlo sottovoce, perché sembra quasi che ribadire  che le misure adottate sono quelle di uno stato autoritario e non di una democrazia (che deve avere suoi strumenti per affrontare ogni emergenza) sembra un implicito invito alla disobbedienza. Come ricordava Massimo Cacciari appena ieri, l’emergenza sanitaria è tale non per un volere perverso di un destino cinico e baro, ma perché, da Mario Monti, le politiche sulla sanità sono state sconsiderate. «Non è che il nostro Paese, in modo indolore taglia in 10 anni 37 miliardi della sanità e 800 reparti. Non è indolore che ci sia una programmazione della formazione medica per cui in alcune università bisogna lottare per avere più posti per Medicina. L’assenza di “politica preventiva”, a un certo momento, si può dolorosamente scontare. Ne usciremo solo se nulla più sarà come prima. Basta politiche arruffate senza affrontare i nodi del sistema sanitario. Solo un dato: abbiamo 5 mila posti per la terapia intensiva, tre-quattro volte meno quelli che ci sono in Francia o Germania».

Anche il Premio Strega Antonio Pennacchi è intervenuto sulla questione della sospensione delle libertà individuali…

«A me però che tu adesso per legge non puoi camminare e che la polizia municipale ti ferma e denuncia marito e moglie se passeggiano davanti alla Standa, o che i parchi sono chiusi e hanno chiuso pure il lago di Fogliano – non ci puoi entrare neanche coi Papiere delle SS tedesche in tempo di guerra – a me pare autoritario e fortemente lesivo dei diritti naturali di ogni individuo. È una storia che non mi piace, come non mi piace che siano stati chiusi tutti i luoghi della democrazia, dal Parlamento ai consigli comunali. Ma che vi dice la capoccia? Questo è un colpo di Stato, neanche troppo strisciante.

[…] “No!” dice mia moglie: “Adesso c’è il pericolo di contagio e ti devi fidare di chi ci governa”. Mi debbo fidare? Certo accetto e rispetto tutte le regole che i medici, infermieri, sanitari, forze dell’ordine e vigili del fuoco – che ringrazio dal primo all’ultimo – hanno impartito. Ma da qui a fidarmi ciecamente di chi ci comanda – chiunque esso sia – ce ne passa»

Il decreto del Governo per fronteggiare lo stop di marzo, raccoglie le risorse che può, ma sono largamente insufficienti per fare respirare il Paese: l’elargizione di 600 euro una tantum è poco più di una presa in giro, e le tasse o le bollette ‘sospese’ prima o poi bisognerà pagarle. Immaginando di rimettere in moto l’Italia il 21 aprile, avremo bisogno di altri soldi… Ne parliamo con Fabio Staiano, dell’Associazione I Think.

Ascolta l’intervista