La crisi influenzale della repubblica

Per evitare di parlare della Costituzione, concordo con chi sostiene che se ne dica a vanvera, come capita al ministro Castelli convinta beatamente che certi articoli possano prevalere su altri e persino a secondo dei momenti, parlerò dell’influenza. Il tema è molto discusso dai medici, ad esempio un professorone intervistato dal Corriere della Sera qualche giorno fa alla domanda se il virus cv 19 era un’influenza, rispondeva che poteva anche essere considerato tale. È plausibile infatti che i virus del medesimo ceppo che gli appartengano producano, come l’influenza sintomi molto diversi, dalla semplice febbre alle complicazioni respiratorie. Abbiamo infatti il calciatore della Juventus Rugani che dice di esser sempre stato bene e di aver avuto solo febbre e persino il governatore Zingaretti non pare sul punto di morire, per lo meno non ora. Il problema però non è se questo virus sia paragonabile o meno ad una influenza, vi saranno più pareri scientifici a riguardo, ma se si comporta come un’influenza. Perché nel caso in cui si comportasse come un’influenza è inutile star li a contare i morti ogni giorno come fa la protezione civile, sappiamo dall’Istituto superiore della Sanità che l’influenza fa una stima compresa fra i 7 mila e gli 8 mila morti in Italia, in genere per via secondaria, per cui ancora saremmo molto lontani dal realizzare tale stima. Ma è anche vero che se il virus si comportasse come un’influenza superato il picco delle prossime settimane, le peggiori in termini di morti, la curva inizierebbe a scendere fino presumibilmente a scomparire del tutto alla fine di aprile. Il che non significa la vittoria sul virus ma semplicemente, essendo questo stato definito una pandemia, che si riproporrà il prossimo anno per colpire chi della popolazione gli ha resistito e magari chi colpito è sopravvissuto e sopravviva ancora o entrambi. A proposito i medici non sanno molto, un altro professorone sempre sul Corriere della Sera, ha detto criticando la tesi inglese dell’immunità da gregge, di non avere alcuna idea di cosa avverrà il prossimo anno che ci si preoccuperà al momento. Questa è la differenza fra la medicina ed un governo di uno Stato, il governo dello Stato dovrebbe sapere quello che farà domani ammesso che quanto fatto oggi non sia del tutto inutile.