Cura Italia, una manovra poderosa

Ieri il presidente del consiglio Conte l’ha chiamata, in conferenza stampa, una manovra “poderosa”. Il decreto legge denominato “cura Italia” per la prima volta nella storia italiana, con un peso specifico ancor più importante, stante noi nel sistema del Fiscal compact, muoverà flussi complessivi fino a 350 miliardi, con 25 miliardi cash di iniezione al sistema economico. Come confermato dal ministro dell’economia Gualtieri, sempre nella stessa conferenza, e come emerge dal rapporto al parlamento ai sensi dell’articolo 6 della legge 243/2012, viene utilizzato tutto il limite di indebitamento netto, che proprio il Parlamento aveva autorizzato qualche giorno fa.
Questa manovra può essere così drastica, considerando la deviazione dall’obiettivo di medio termine per la flessibilità europea per l’emergenza epidemiologica, anche grazie ai risultati ottenuti dalle ultime manovre legate al bilancio e al collegato fiscale in termini di fabbisogno.
Il Governo si è impegnato, nelle more dell’aggiornamento delle valutazioni che sarà condotto in sede di presentazione del DEF 2020, a riprendere il percorso di convergenza (come previsto dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2019), con una riduzione del deficit nominale a -1,8 per cento del PIL nel 2021 e al -1,4 per cento del PIL nel 2022, tenuto anche conto del risultato 2019, udite udite, dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, che, attestandosi all’1,6 per cento del PIL, ha registrato una significativa diminuzione rispetto alla previsione del 2,2 per cento indicata nelle ultime stime ufficiali diffuse.
Si tratta del valore più basso dalla crisi finanziaria (1,3% nel 2007) e tra i tre più bassi degli ultimi quarant’anni (inizio delle serie storiche). Ad un minore deficit di bilancio corrisponde anche un maggiore avanzo primario rispetto a quanto programmato, con il conto delle amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi che conferma il risparmio fatto registrare da circa tre decenni.
L’Italia ce la farà, l’Unione europea ce la farà!