Il dibattito sulla democrazia liberale

È spaventoso. Ormai, le persone, in giro, si guardano con sospetto, si tengono lontane perché pensano che tu sia un probabile untore. Ci sono file disperate davanti alle farmacie e ai negozi alimentari perché temiamo il contagio e non sappiamo più chi è l’altro perché ha il volto coperto da una mascherina che lo nasconde nei tratti somatici e del viso. Le persone si riconoscono dalle mascherine che portano. Altro che solidarietà… Siamo alienati.

Certamente è una situazione terribile a causa del virus che ci sta uccidendo. Anche per le scene che si vivono nelle corsie degli ospedali. Soprattutto per l’angoscia che ci pervade in questo momento. In questi giorni, però, vedo intorno a noi anche macerie di democrazia, di libertà e dello stato di diritto. È allucinante. E così, oltre all’angoscia della malattia, bisogna subire anche l’angoscia di una democrazia liberale commissariata da un sistema dittatoriale? Anche il Parlamento è stato esautorato. Anche il Ministro della Salute è stato messo da parte in questa crisi in cui appare soltanto il Capo.

C’è un clima terrificante, se non porti la mascherina vieni visto come un criminale, ci stiamo tutti allontanando e ci stiamo abituando ad avere un contatto soltanto virtuale, siamo tutti chiusi dentro casa con i tablet, i cellulari e i PC. Comunichiamo con le macchine, attraverso la freddezza della tecnologia, parliamo con degli oggetti, tutto avviene in un’atmosfera distopica, surreale, ansiogena. È la tecnocrazia, ragazzi.
Che cosa è accaduto? Sembra un romanzo distopico. Sembra “Fahrenheit 451”.

Noi dobbiamo seguire tutte le regole, giusto, va bene, concordo, ma perché il Potere non rispetta le regole basilari che vigono in una democrazia liberale? Le elezioni non si svolgono più, rimandate a data da destinarsi, neppure il referendum. Non hanno saputo ideare nemmeno un task force per organizzare seriamente le elezioni on-line, nemmeno in vista delle Regionali di maggio, magari facendo leva sulla tecnologia informatica e telematica. Per votare il referendum da casa.

La strategia scelta contro il coronavirus ha instaurato un clima spettrale, cupo, sospettoso, tipico dei regimi autoritari. È stato forse instaurato un regime come in Cina? Abbiamo l’uomo solo al comando? Abbiamo le leggi speciali? Abbiamo una restrizione drastica delle nostre libertà? Abbiamo il coprifuoco? Abbiamo le ronde che controllano chi ha con sé il documento per poter circolare per strada? Siamo tutti in casa a relazionarci con la TV, i PC, col Tablet, con lo Smartphone?

Si afferma così un regime tecnocratico, ha vinto la tecnocrazia. Ovviamente, la questione del morbo è serissima, grave, pericolosa, ma una democrazia liberale può essere accantonata in tempi di peste, di guerra e di emergenza? Credo proprio di no. Anzi, ancora di più le regole democratiche e liberali vanno difese, sostenute, mantenute integre proprio durante i periodi più bui. Come ci ha insegnato Winston Churchill.
Non mi fa paura il coronavirus. È questo Potere che mi fa paura più del morbo.

Intanto, la TV trasmette paura e ansia. Non esiste più il Parlamento che è il luogo principe della discussione, del dibattito, della democrazia liberale. Le regole democratiche sono saltate. Siamo al modello cinese. Questa è la vera peste. Rileggiamo Camus. Un bacio grande a tutti. Un bacio vero. Vero. Un abbraccio vero. Mettiamo l’amore sopra la paura.