Lo Stato come autocoscienza di un popolo

Lo Stato, per Hegel, è l’autocoscienza di un popolo. «Lo Stato è la sostanza etica consapevole di sé». Lo Stato non è semplicemente, dice Slavoj Zizek nel suo recente Meno di niente, un “meccanismo cieco finalizzato a regolare la vita sociale”. «Esso comporta sempre una serie di pratiche, di rituali e di istituzioni che servono a “dichiarare” la sua natura, mediante i quali lo Stato appare ai soggetti per quello che è – parate e celebrazioni pubbliche, giuramenti solenni, rituali giuridici e pedagogici che affermano (e con questo rendono effettiva) l’appartenenza del Soggetto allo Stato».

L’autocoscienza dello Stato non ha nulla di mentale, se con ‘mentale’ intendiamo il tipo di eventi e qualità pertinenti alla nostra mente. Ciò a cui equivale l’autocoscienza, nel caso dello Stato, è l’esistenza di pratiche riflessive come quelle educative, ma non solo. Le parate che manifestano la forza militare dello Stato sarebbero pratiche di questo tipo, e allo stesso modo lo sarebbero le dichiarazioni di principio da parte dell’assemblea legislativa, o le sentenze della Corte Suprema – e lo sarebbero anche se tutti i singoli partecipanti (umani) a una parata, o tutti i membri dell’assemblea legislativa o della Corte suprema, fossero personalmente motivati, nell’avere quel determinato ruolo, dall’avidità, dall’inerzia o dalla paura e anche se tutti quei partecipanti o membri fossero del tutto disinteressati e annoiati dall’intero evento e mancassero di qualsiasi comprensione del suo significato.

«È del tutto chiaro che, per Hegel, questa apparenza non ha niente a che vedere con la consapevolezza cosciente: non importa in che cosa sia impegnata la mente di un individuo mentre partecipa a una cerimonia, dal momento che la verità riposa nella cerimonia stessa. Hegel fece la stessa osservazione a proposito del vincolo matrimoniale, che registra il legame d’amore più intimo: “la dichiarazione solenne del consenso al vincolo etico del matrimonio e il corrispondente riconoscimento e l’approvazione dello stesso, da parte della famiglia o della comunità […] costituisce la conclusione formale e la realtà del matrimonio”, e appartiene alla “temerità e l’intelletto che la sostiene” vedere “la solennità per cui l’essenza di questo legame è espressa e constatata[…] considerata formalità esterna».

E, naturalmente, la questione non si esaurisce qui: Hegel ha anche sottolineato la necessità di un elemento soggettivo di autocoscienza individuale attraverso il quale un singolo Stato realizza pienamente sé stesso – ci deve essere un reale e individuale «Io voglio!» che incarni immediatamente la volontà dello Stato.