Whatever it takes

Questo titolo vuole esso stesso significare il forte convincimento che l’attuale crisi globale sanitaria-economica che ci sta aggredendo proietta i suoi nefasti effetti ormai su tutto il continente europeo; e presto essi si amplieranno verso confini geografici ben più ampi. Come avviene ormai sistematicamente in presenza di una crisi sistemica, anche in questa occasione le ricadute negative sull’Italia saranno più acute, più consistenti, e più profonde. Alle forti difficoltà economiche e finanziarie endemiche, ora si riverseranno sull’Italia anche gli effetti complessivi del corona virus. Ma questa volta i pericoli sono molto più complessi, e più consistenti; per cui è necessaria una terapia anch’essa più complessa e più consistente. Il “focus” della questione non è quindi quanta flessibilità verrà consentita al bilancio italiano, ma quando i presidenti dell’UE, e del consiglio Europeo, insieme e nella medesima ufficialità, enunceranno il principio affermato da Draghi nel 2008: “Whatever it Takes”. Verrà fatto tutto affinché alla consistente crisi dell’offerta innescata dalla pandemia del Covid-19 (conseguenza del dato di fatto della globalità della catena del valore) che sta bloccando i processi produttivi industriali nei vari Paesi, non si aggiunga la altrettanto perniciosa crisi della domanda, che potrebbe innescare una recessione globale dagli effetti assolutamente insostenibili. Definita, al momento, con sufficiente incisività e chiarezza l’azione programmata dal nostro governo in campo sanitario, il premier Conte deve ora prospettare e sollecitare la costruzione dei riferimenti e dei contenuti di un ambizioso e necessario intervento Keynesiano a sostegno dei redditi e del potere di acquisto di tutti i cittadini europei, senza distinzione alcuna; e garantire e sostenere la liquidità finanziaria a tutte le attività produttive del continente, indipendentemente dalle loro dimensioni. Il nostro presidente del consiglio deve portare con convinta intelligenza e con indiscutibili argomentazioni questa inderogabile necessità direttamente e personalmente a Bruxelles, a Berlino, a Parigi, a Madrid. Deve scaturire da quest’iniziativa la costituzione, ai massimi livelli politico istituzionali, di un organismo che abbia la missione di mettere a punto il piano strategico congiunturale per il sostegno globale dell’economia europea, senza alcuna limitazione di spesa e senza alcun tetto all’indebitamento. In questa ottica diventerebbe evidente che le istituzioni e gli Stati europei non intendono minimamente consentire una recessione continentale. Ed ancora che ne l’Italia, ne nessun altro paese europeo sarà lasciato solo nella crisi sistemica incombente, ed essere una possibile preda della speculazione finanziaria mondiale. Per vincere l’attuale “indifferenza e scarsa lungimiranza” di Francia e Germania in primis (che però presto dovranno fare i conti con l’incalzare della crisi anche nei loro territori), e delle istituzioni europee tutte, l’Italia, anche attraverso una ritrovata e rinnovata caratterizzazione europeista, deve chiaramente indicare la sua volontà di riprendere il ruolo trainante e strategico, che le è proprio quale fondatore della Comunità Europea, della costruzione dell’Europa politica e sociale. Tutta la Nazione unita e compatta deve impegnarsi per questo rinnovamento morale e politico del Paese.