Isteria da coronavirus: la scarsa autorevolezza della politica è tra le prime cause

La mancanza di autorevolezza politica è tra le prime cause dell’isteria da coronavirus. Al primo pizzicotto la coesione sociale nazionale non ha retto, dopo essere stata fiaccata da anni ed anni di giustizialismo, populismo spicciolo, reazioni di pancia, il dare risposte semplici a problemi complessi, la crisi ideologica e del giornalismo.

La politica demagoga di Lega e Movimento Cinque Stelle hanno marciato sui binari paralleli instillando per anni nella cittadinanza la sfiducia nelle istituzioni democratiche e repubblicane, la diffidenza nei riguardi della scienza e della cultura, l’insofferenza al dialogo ed all’autocritica, la radicalizzazione di paura e sovranità. Adesso i frutti di tutto quanto seminato si colgono nella mancanza di coesione sociale della cittadinanza, dove nessuno ha la credibilità per orientare verso il buon senso e la responsabilità una popolazione coacervo di interessi egoistici ed individualistici. Sui social gli italiani stanno dimostrando la propria immaturità democratica, invocando ed accondiscendendo sempre più verso risposte inneggianti ad uno stato di polizia per contenere il coronavirus. Chiusura delle frontiere interne anche tramite l’impiego dell’esercito, la sospensione del diritto alla privacy per mappare pubblicamente i contagiati od i presunti tali, questi i filoni che maggiormente si rincorrono su post e chat. E tutto ciò è sbagliato, è il primo campanello d’allarme ad avvisarci di come vi sia oggi una seria e reale predisposizione dell’elettorato a scivolare nella dittatura.

Bisogna rimettere al primo posto l’ideologia rispetto al leader ed in ciò il Partito Repubblicano Italiano è la forza politica italiana più autorevole nel porsi ad esempio. Il percorso non è semplice, non è facile, inizialmente sarà fraintendibile ed ingrato, ma è l’unica strada da seguire per rinsaldare i principi ed i valori del regime repubblicano di cui oggi godiamo dopo oltre due secoli di fatica per costruire quell’Italia sognata da Giuseppe Mazzini.