La prima cosa sensata

La prima cosa sensata che è stata detta dalla maggioranza sull’emergenza coronavirus è di Renzi, il quale ha notato che forse serve un coordinamento nazionale, e quindi piantarla lì con l’autonomia sanitaria delle Regioni. Il vero disastro di questa situazione deriva dalle modifiche del titolo quinto della costituzione, per cui dobbiamo confidare che il primario di Codogno e l’assessore al Welfare di Milano siano all’altezza. Solo oggi sappiamo che i ceppi del virus in circolazione isolati sono 109, da qui deriva l’assoluta differenziazione delle casistiche, inclusa quella per cui uno contratto il virus manco se ne accorge e sta benissimo. La principale notizia dei ricercatori è che il virus si contrae debolmente per via aerea, ne resterebbero infettati solo dai 3 ai dieci pazienti su cento. Occorre quindi una frequentazione molto più stretta di una semplice stretta di mano o di uno sternuto per contrarlo. Si capisce quindi la ragione per la quale i due pazienti cinesi che sicuramente avevano il cv 19 ricoverati allo Spallanzani di Roma provenienti da Wuhan, non hanno infettato nessuno nemmeno la cameriera di stanza o il concierge d’albergo. Questo caso era quello su cui occorreva concentrare l’attenzione nazionale invece di inseguire i morti del lodigiano, di cui non si conosce ancora con esattezza i motivi della morte. Siamo alla supposizione al posto della certezza scientifica ed in alcuni casi alla superstizione del male che vuole vendicarsi sul bene, Radiomaria insegna. Quello che noi sappiamo sul coronavirus con certezza è che c’è stato un caso sicuro a Roma, trattato allo Spallanzani che rappresenta una eccellenza, che i pazienti son guariti e che non ci sono contagiati. Tutto il resto è da discutere, inclusi i provvedimenti del governo.