Un male minore resta pur sempre un male

La partecipazione all’elezione suppletiva di Roma offre una ulteriore conferma della devastante crisi che attraversa il sistema politico italiano; appena il 17,66% degli elettori, domenica, si è recato alle urne. Certo ha inciso su tale deludente dato la negativa congiuntura sanitaria in atto; ma sicuramente ciò non chiarisce in modo esaustivo l’assoluto disinteresse dell’elettorato del 1º collegio capitolino, che è apparso totalmente deluso dallo squallido “panel” di candidati, e dalla loro inconsistenza culturale e politica; almeno per come è apparsa in questa campagna elettorale. La stessa elezione del ministro Gualtieri, pur nella sua apparente consistenza percentuale (oltre il 62%, però pari a circa il 10,5% degli aventi diritto al voto), non offre alcun spunto di riflessione politica in positivo. Infatti ancora oggi il commento benevolo espresso sembra essere: “è stato scelto il male minore”; evidenziando così che si tratta pur sempre di un male. D’altra parte quale altro giudizio si potrebbe esprimere su questo esito elettorale che, pur esponendo il più significativo esponente del governo in carica (il ministro dell’Economia), ha registrato l’imbarazzante silenzio del candidato eletto sui più significativi temi di politica economica, oggi di grande e drammatica attualità per l’Italia. Non ha Gualtieri fornito alcuna indicazione su come egli ritenga di poter dare una risposta efficace alla questione della crisi sistemica del paese; ed allora la domanda che sorge spontanea è: come si fa a pensare di “poter investire” sul ministro neo-parlamentare, avendo anche presente la sua prima legge di stabilità? I numeri dei suoi consensi elettorali (circa 14.000 su 134.000 aventi diritto) farebbero concludere che sia stato scelto dai soli attivisti dei partiti che lo avevano candidato, nell’assoluto disinteresse del voto di opinione. E nonostante ciò c’è chi ha commentato (spudoratamente) che il risultato elettorale ha rafforzato il governo in carica: beata illusione.